ACCADDE OGGI / 8-8-2001 Adriano sbarca a Milano. Il gol al Real e gli anni d’oro con l’Inter. Ascesa e caduta dell’Imperatore

ACCADDE OGGI / 8-8-2001 Adriano sbarca a Milano. Il gol al Real e gli anni d’oro con l’Inter. Ascesa e caduta dell’Imperatore

La favola senza lieto fine del centravanti che Moratti prese in cambio di Vampeta. Dal no alle offerte record di Real e Chelsea alla malinconia per un talento smarritosi strada facendo. E tornato tra una favela e l’altra.

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Sono passati 15 anni da quando Adriano Leite Ribeiro sbarcò a Milano, appena diciannovenne, alla corte di Massimo Moratti (un cambio col Flamengo che riporta a Rio il deludente Vampeta). La favola comincia il 14 agosto 2001 con un gol strepitoso su punizione nel finale dell’amichevole contro il Real Madrid che lo rivela al mondo. Dopo la gavetta nella Fiorentina (6 mesi) e nel Parma (2 anni), dove contribuisce alla qualificazione in Coppa Uefa, l’Inter ne riscatta la comproprietà nel gennaio del 2004 per ben 23 milioni di euro. Per tutti diventa subito l’Imperatore e si conquista il posto in squadra a suon di gol prima con Zaccheroni (9 in 16 partite) e in seguito nell’anno del primo Mancini: 30 presenze e 16 gol che gli valgono il titolo di capocannoniere. In quei mesi le big si scatenano per strapparlo ai nerazzurri: Moratti dice no a delle offerte da 60 milioni e passa di Real e Chelsea: cifre record per l’epoca.
Timido e riservato, Adriano non riesce però a superare il dolore per la morte del padre Almir, nell’agosto del 2004, e si lascia abbindolare da <amicizie> che sfruttano popolarità e disgrazia fino a che il trono vacilla e, a poco a poco, cade.
Nel 2009 prova a ripartire da casa, da quel Flamengo che l’ha visto crescere, ma la risalita è dura e il viavai tra Brasile e Italia (sponda Roma) non aiuta il talento verdeoro a ritrovare la strada del successo. Piuttosto le cronache brasiliane in più occasioni associano il suo nome a brutte storie del suo mondo originario, quello delle favelas. La sua candida personalità non gli permette di tenere lontane le cattive compagnie.
Resta la malinconia per quel sinistro che era il marchio di fabbrica. L’Imperatore triste ha abdicato troppo presto, sconfitto da nemici silenziosi e dalle sue debolezze, ma il cuore dei tifosi nerazzurri non l’ha mai dimenticato.

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