Da tifoso a idolo della Doce. La storia di Dario Benedetto, il Pipa che ha portato il Boca al Superclasico in finale di Libertadores

Da tifoso a idolo della Doce. La storia di Dario Benedetto, il Pipa che ha portato il Boca al Superclasico in finale di Libertadores

L’argentino ancora decisivo questa notte contro il Palmeiras. In finale sarà Boca-River, la sfida più attesa da Benedetto. Lazio, Roma, Genoa, Siviglia e LA Galaxy lo avevano cercato ma lui non ha mai avuto dubbi: “il Boca è casa mia”

di Marco Garghentino, @marcogarghe

– “Dove devo firmare?”

– “Dario, questo è il contratto ma…manca un milione per convincere il Boca”.

– “Dimmi dove devo firmare! Il milione? Lo metto io di tasca mia, non è un problema. Ora fammi firmare, voglio questa maglia”.

Ecco, il discorso tra Dario Benedetto e il suo agente in quell’ormai lontano luglio del 2016 deve essere andato più o meno così. Il Pipa veniva da tre anni da assoluto protagonista in Messico e il sogno che aveva fin da bambino di vestire la camiseta azul y oro del Boca Juniors stava per realizzarsi. Chi avrebbe mai detto però che da quella semplice firma sarebbe partita una delle storie più emozionanti del calcio argentino? Con il gol realizzato questa notte contro il Palmeiras (2-2 il risultato finale) Benedetto ha infatti spedito il suo Boca in finale di Copa Libertadores, dopo aver deciso anche l’andata della semifinale contro i brasiliani con una doppietta, regalando agli Xeneizes e a tutta l’argentina quella che è già stata rinominata la doppia sfida più importante della storia del calcio sudamericano: Boca Juniors – River Plate, il Superclasico finalmente in finale di Libertadores.    

Un sogno, interminabili ore di lavoro. La voglia di dimostrare alla vita di essere più forte di qualsiasi disgrazia e di possedere la dote innata del guerriero che davanti alla sfida si esalta e sceglie di lottare, vincendo. La storia del Pipa Benedetto, come è stato soprannominato in patria per via del naso pronunciato, è quella di chi dalla vita ha ricevuto lezioni severe e devastanti ma che alla vita ha insegnato a non mollare mai, alla ricerca di un sogno, diventato realtà questa notte.

Classe 1990 natio di Berazategui, a pochi chilometri a sud di Buenos Aires, Benedetto è cresciuto con il Boca nel cuore prima e sulla pelle dopo, come dimostra il tatuaggio sul fianco sinistro inciso ai tempi dell’esperienza in Messico. “In Argentina se ti tatui lo stemma di un’altra squadra rispetto a quella in cui giochi non te lo perdonano. Così me lo tatuai nel 2015 quando giocavo nel Club America”. Uno scudo, accompagnato dalla semplice frase “Esto es Boca”. Una dichiarazione d’amore, oltre che una scommessa sul futuro, perché Dario lo sapeva che nel suo destino prima o poi ci sarebbe stato il Boca e quel tatuaggio serviva solo a rafforzare questa convinzione. Da tifoso nella Doce a idolo della Doce. Con i tre gol rifilati in due partite al Palmeiras Benedetto ha regalato al suo popolo la finale più attesa, pronto ora a decidere anche la doppia sfida con il River Plate, per entrare definitivamente nella leggenda.

A dodici anni aveva detto basta con il calcio, quando giocando la finale dei Juegos Nacionales Evita con la maglia delle giovanili dell’Independiente vide sua madre Alicia morire a causa di un attacco cardio-respiratorio. “Ho chiuso con questo sport” fu la prima reazione del Pipa. La scomparsa della madre, un dolore troppo grande che riaffiorava ogni volta che un pallone rotolava ai suoi piedi, salvo poi spingerlo a ricominciare quattro anni dopo. “Mi si presentò l’occasione di sostenere un provino con l’Arsenal de Sarandì. Mia madre diventò il mio pilastro. Avevo capito infatti che smettere per sempre di giocare a calcio sarebbe stato un errore perché sia per lei che per mio padre il futbol era una passione”. Lasciò la scuola e iniziò a lavorare con il papà in cantiere. La mattina lavoro, il pomeriggio allenamenti. Questi i ritmi che scandirono la vita di Dario nei suoi primi anni all’Arsenal fino all’esordio in prima squadra nel 2008. Contro chi? Contro il Boca, ovviamente. Il primo incontro professionale con il destino. Più rifinitore che finalizzatore, Benedetto fu mandato a fare la gavetta nelle serie minori, dove con la maglia del Defensa y Justicia prima e del Gimnasia Jujuy poi dimostrò di possedere anche le doti da realizzatore. Il ritorno all’Arsenal lo portò a vincere un Clausura e una coppa nazionale, prima della migrazione in Messico. Tre anni in Liga MX, due maglie indossate, 49 gol segnati. Con il Club Tijuana si fece conoscere, realizzando 21 reti stagionali, con il più illustre Club America di Città del Messico si consacrò. Due finali di CONCACAF Champions League consecutive vinte da protagonista contro Montreal Impact e Tigres, andando a segno in entrambe le sfide.

Un successo che attirò le attenzioni del Boca, del suo Boca. Firma sul contratto, stretta di mano, rinuncia a un milione pur di volare a Buenos Aires. Il Pipa tornò alla Bombonera, non da tifoso ma da attaccante in quella squadra che da sempre era stata casa sua anche se non ci aveva mai giocato.

Il 18 il numero fortunato. Sulle sue spalle questa notte mentre segnava ancora al Palmeiras, sul cronometro il 25 settembre di due anni fa quando proprio in 18’ mise a segno una tripletta contro il Quilmes. Unico giocatore a riuscirsi alla Bombonera dopo Martin Palermo, leggenda Xeneizes dalla quale Benedetto ha ereditato a distanza di anni la numero 9 che ogni weekend indossa con orgoglio in campionato.

La rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, il grave infortunio occorsogli lo scorso novembre che gli è costato il Mondiale di Russia (dove Sampaoli lo avrebbe quasi sicuramente portato). Un colpo tremendo che non è però bastato per mettere K.O. Benedetto. Dario infatti è tornato, e come in una favola è stato l’indiscusso protagonista del Boca nelle partite più delicate di questa Libertadores. Il prossimo 10 novembre, il nuovo incontro con la storia. Andata alla Bombonera, ritorno al Monumental un paio di settimane dopo (il 24 novembre). Il primo Superclasico in finale di Libertadores è la nuova sfida che Benedetto ha intenzione di decidere, portando al Boca la coppa più ambita, dopo aver già conquistato due campionati argentini con la squadra del cuore.

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