Ronaldinho, ‘adeus’! La straordinaria carriera del ‘Sorriso di Porto Alegre’

Ronaldinho, ‘adeus’! La straordinaria carriera del ‘Sorriso di Porto Alegre’

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L’ultimo atto di una carriera straordinaria si era ormai consumato quasi due anni fa quando ha vestito la maglia del Fluminense. Quelle poche partite in uno dei principali club di Rio de Janeiro sono state l’anticamera dell’addio al calcio giocato, concretizzatosi oggi nel comunicato ufficiale del Barcellona che lo annuncia come nuovo ambasciatore del club. E, nonostante fosse nell’aria da qualche tempo, il comunicato Blaugrana, che ha sentenziato il ritiro del fenomeno di Porto Alegre, ha lasciato tanti (tutti?) senza parole. Ronaldo de Assis Moreira appende gli scarpini al chiodo e torna in Spagna nei panni di dirigente. E lo fa a testa altissima, col famoso sorriso stampato in viso che lo ha accompagnato ovunque abbia giocato. Dal lontano 1998 quando esordì col Gremio, squadra della sua città natale, fino agli stadi europei più importanti, come il Parco dei Principi, il Camp Nou, San Siro, a voler citare solo quelli in cui ha ‘soggiornato’ a lungo. Vent’anni di meraviglie balistiche che hanno inevitabilmente segnato in modo indelebile il gioco del calcio. Partendo dalle prodezze parigine e mondiali fino al suo Barcellona, quello che vantava, tra gli altri, Eto’o, Henry e il primissimo Messi, dove ha servito prelibatezze su piatti dorati per diversi anni, andando alla conquista di titoli nazionali ed internazionali. Ricevendo l’ambitissimo Pallone d’Oro nel 2005 in una stagione al termine della quale avrebbe aggiunto alla sua bacheca trofei quali la Liga, la Supercoppa Spagnola e la Champions League. Dopo cinque anni in Catalogna lo sbarco in Italia, a San Siro, nel Milan, leggermente in sovrappeso. I cugini interisti impiegarono poco a schernirlo e a urlare al ‘bidone stagionato’, alla classica mossa di marketing. Quell’ ’80’ sulle spalle per i rivali nerazzurri sembrava un invito a nozze per le battute più varie. Ma se da un lato la forma fisica poteva sembrare un limite agli occhi dei più, la situazione non potette limitare la classe e il talento di Dinho. Tre anni in rossonero non gli consegnarono titoli da esporre, ma lo consacrarono ulteriormente nel calcio dei Grandi, quelli con la ‘G’ maiuscola. Venne ceduto 6 mesi prima della fine della stagione 2010-2011, al termine della quale il Milan avrebbe poi vinto lo scudetto grazie ad un superbo Zlatan Ibrahimovic. La storia europea di Ronaldinho si conclude qui. Dopo l’esperienza milanese decise di tornare a casa, in Brasile, firmando dapprima col Flamengo, per poi passare all’Atletico Mineiro, al Querétaro e infine al Fluminense. Prima di oggi, quando comunque ogni giorno veniva ritenuto quello buono per rimanere impietriti davanti alla decisione del calciatore di lasciare il calcio, era nata la ‘suggestione Chapecoense’ in virtù della tragedia che ha colpito il club e i suoi calciatori nel fatale incidente aereo di qualche mese fa. Lui e altri Grandi del calcio mondiale (già ritirati o in procinto di farlo) si erano resi disponibili a giocare per la squadra di Chapecò, per poi abbandonare l’idea e favorire la rinascita del club dalle proprie ceneri dando comunque visibilità e supporto alla causa. Ora, all’età di quasi 37 anni (li compirà il prossimo 21 marzo), il Gaucho torna nella ‘sua’ città e lo fa in modo definitivo. Torna dalla famiglia catalana per portare in alto il nome del club nel mondo. Per testimoniare l’orgoglio che si prova quando si veste quella casacca. Lo stesso orgoglio che abbiamo noi, a vent’anni di distanza, nel realizzare di aver assistito ad una delle più straordinarie vite calcistiche di sempre. Quella di Ronaldo de Assis Moreira. Il ‘Sorriso di Porto Alegre’.

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