Scapuzzi: “Vieira mi voleva a New York. Ho giocato con Tevez e Balotelli: a Nizza Mario riconquisterà la nazionale”

Scapuzzi: “Vieira mi voleva a New York. Ho giocato con Tevez e Balotelli: a Nizza Mario riconquisterà la nazionale”

“Mi sto allenando tutti i giorni per restare in forma. Voglio farmi trovare pronto per quando arriverà la chiamata di un nuovo club. Italia o estero? Non ho preclusioni per nessuno, aspetto solo una squadra che creda e punti su di me. Sto bene fisicamente e voglio tornare a fare gol”. Parola di Luca Scapuzzi, attaccante 25enne alla ricerca di una nuova sfida professionale. Una carriera da montagne russe quella del talentino scuola Milan che vanta una importunare esperienza in Inghilterra nelle fila del Manchester City allenato da Mancini e diverse tappe italiane: dal Portogruaro al Como, passando per Varese e Siena, dove a causa del fallimento del club rimase senza squadra pochi giorni dopo la rottura del ginocchio. Il classe ’91 è pronto a ripartire.

È vero che Vieira la voleva a New York con Pirlo?

“È stato il mio allenatore nella squadra riserve del City. Ci conosciamo bene e a fine agosto sono stato davvero vicino allo sbarco in MLS. Purtroppo non avevano più posti per tesserare calciatori stranieri e l’operazione non si è chiusa”.

La lingua la conosceva bene…

“Ho vissuto esperienze splendide in Inghilterra, giocando in uno dei club più importanti come il Manchester City e poi in prestito all’Olhdam in League One. Differenze con l’Italia? In settimana non ci sono pressioni. Ci si presenterà al campo un’ora e mezza prima della gara senza fare ritiri pre-partita. Gli stadi, soprattutto nelle categorie inferiori, sono sempre pieni a  differenza di quanto accade da noi”.

Che ricordi ha dell’esperienza citizens?

“Sono stato in uno delle squadre più forti al mondo. Ovunque mi giravo nello spogliatoio, vedevo un campione. Avevo vent’anni e ho imparato molto da loro. Zabaleta mi ha fatto da “padrino”: mi riempiva di consigli”.

Adesso c’è Yayà Tourè in partenza: lo vedrebbe bene in Italia?

“È un campione e farebbe la fortuna di qualsiasi squadra. Un centrocampista universale di grande personalità. Chi lo prende fa un vero affare”.

Davanti non eravate malaccio con Tevez, Balotelli e Dzeko…

“Che giocatori! Ogni allenamento e particella era uno spettacolo. Personalmente ero legatissimo a Mario. Entrambi giovani e italiani, stavamo sempre insieme. Balo è molto diverso da come lo dipingono i media: è un ragazzo disponibilissimo e molto semplice. Sono convinto che a Nizza tornerà a segnare tanti gol: l’inizio è stato super con quatto reti in due partite. Riconquisterà la nazionale e tornerà a essere un simbolo per il calcio italiano”.

Per lei un gol e un assist in Carling Cup e tanti attestati di stima da parte di Mancini.

“Gli devo molto. Mi aveva visto al Portogruaro e chiamato al City. Un manager di grande personalità e carisma. I risultati parlano per lui: ha vinto ovunque. Aveva un occhio di riguardo per noi giovani. Come l’ho convinto? C’era un torneo amichevole a Dublino, ero in prova e segnai dopo pochi minuti…”.

I suoi inizi sono stati al Milan…

“Ho fatto tutta la trafila nel settore giovanile, arrivando ad allenarmi con la prima squadra. Impazzivo per Kakà: era il mio idolo. E che impressione Seedorf…”.

In che senso?

“Un calciatore eccezionale dal punto di vista tecnico e dotato di uno strapotere fisico. In più aveva grande carisma: in mezzo a tutti quei campioni si imponeva la sua personalità”.

Torniamo a lei: se la chiamasse la Lega Pro?

“Accetterei senza problemi. L’ho fatta due volte e in entrambi i casi a fine anno ho festeggiato la promozione in B”.

È anche una sorta di talismano.

“(ride ndr). Nel calcio conta anche questo. Scherzi a parte, a Portogruaro realizzammo un’impresa fantastica. Mister Calori mi ha aiutato tantisismo a diventare calciatore. Due anni fa a Como invece è stato il coronamento di una lunga rincorsa. Chi vuole vincere il campionato può telefonarmi…”.

 

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