Ciccio Graziani: “Basta polemiche su Totti: é la più grande leggenda del calcio italiano. Belotti è il mio erede. Sassuolo nuovo Leicester”

Ciccio Graziani: “Basta polemiche su Totti: é la più grande leggenda del calcio italiano. Belotti è il mio erede. Sassuolo nuovo Leicester”

Oggi è il compleanno di Francesco Totti, capitano della Roma e campione conclamato. Ciccio Graziani tifoso ed ex centravanti romanista ci descrive il suo Pupone, con un occhio vigile sul Torino e il nuovo corso di Mihajlović, soffermandosi anche sul Sassuolo e la sua affascinante realtà emergente.

Tanti auguri a Totti, parafrasando De Andrè: “…Con un cucchiaio di vetro scaviamo nella sua storia…”.
E’ un giocatore fantastico, che, nonostante tutti i gravi infortuni, ha avuto una meravigliosa longevità, se pensiamo che oggi compie 40 anni ed è ancora determinante nel rettangolo di gioco, è già un miracolo. E’ chiaro che oggi, a differenza di qualche anno fa, la sua velocità e rapidità d’esecuzione sono rallentate, abbiamo visto che ultimamente se gli avversari lo lasciano giocare ti mette in grandissima difficoltà. Per noi tifosi romanisti vederlo giocare è ancora un grande piacere, siamo preoccupati per quando non ci sarà più perché perderemo qualcosa di straordinario. Come tutte le cose della vita c’è sempre un principio e una fine.”

Francesco Totti dal 28 marzo 1993 (data d’esordio in A), ad oggi, ha realizzato il 17% dei gol della Roma in Serie A (250 su 1450). Una bella percentuale…
“E’ una percentuale magnifica, invidiabile. Sappiamo tutti quanto lui abbia contribuito a rendere la Roma competitiva e famosa nel mondo. Totti è il simbolo di Roma, il mondo calcistico romano si identificherà sempre nelle sue gesta. E’ la più grande leggenda del calcio italiano, tutt’oggi le sue giocate sono una gioia per gli occhi.”

Nel calcio venale e artefatto dei nostri giorni, che fatica a preservare le sue bandiere, la scelta di Totti di giurare amore eterno alla Roma rimane un lusso di stile, un’oasi nel deserto?
Essere rimasto fedele alla Roma e a Roma gli fa solo che onore. Quando c’era la famiglia Sensi, e lui era nel periodo più bello della sua carriera, Totti ha voluto legarsi indissolubilmente a quella maglia, al tifo e alla proprietà. Francesco ha preferito restare nella squadra del suo cuore, che tifava da bambino, in cui ha coronato il sogno di calciatore e di cui è diventato un simbolo eterno. Se ci fosse stata un’altra proprietà sono sicuro che avrebbe accettato le lusinghe di altri club, come il Real Madrid, dove avrebbe sicuramente vinto e guadagnato di più.”

Ilary Blasi ha criticato apertamente Spalletti definendolo “uomo piccolo”, Totti ha giustificato la moglie, precisando però che non ci sono problemi con nessun ramo societario…lei cosa crede?
“Alla Roma tutti hanno gestito molto bene la questione Totti secondo me. Francesco ha chiarito molto bene, da grande campione e uomo quale è, la polemica nata intorno alle dichiarazioni della moglie. Tutti hanno capito che le frasi di Ilary sono state dette in conseguenza di un momento molto delicato, in cui lei non vedeva sereno suo marito e ha voluto difenderlo. Totti ha messo tutto apposto, chiarendo che, ad oggi, sia con Pallotta che con Spalletti, c’è una grande sintonia, e io ci credo. Spalletti ha sempre elogiato Totti, sia come calciatore che come uomo, è chiaro che oggi Francesco non può essere titolare inamovibile della Roma, ma potrà comunque dare un contributo determinante. Lo stesso Totti ha dichiarato che, come è giusto che sia, accetterà l’impiego part-time. Quindi qualsiasi polemica è sterile.”

Lei sognava di diventare l’emblema del Torino e dell’essere “granata”?
“Per un certo periodo di tempo lo sono anche stato. Sono cresciuto umanamente e calcisticamente nel Torino, ho vinto uno scudetto storico che, dopo la tragedia del Grande Torino, ha riportato la gioia nel cuore dei tifosi granata. Siamo diventati anche noi eroici, una squadra indimenticabile e leggendaria, dove io ero uno dei simboli. Purtroppo ho fatto solo 8 anni a Torino, certo se ne avessi fatti 24 come Totti, raggiungendo i suoi stessi traguardi, probabilmente avrei scritto una pagina ancora più importante in granata.”

Come mai si interruppe l’idillio?
“Quando il presidente Pianelli mi chiamò per trovare insieme una squadra che mi comprasse per rimpinguare le casse povere del Torino, accettai a malincuore per il bene del Toro. Mi volevano il Napoli, il Milan e la Fiorentina; andando avanti nel mercato, i viola si dimostrarono più determinati a soddisfare le esigenze del presidente e le mie, e così andai a Firenze. Inoltre era una città vicina ad Arezzo, dove sono cresciuto calcisticamente e dove avevo molti amici con cui mi sarei voluto ritrovare una volta ritirato, quindi accettai di buon grado. Penso anche che dopo otto anni fosse arrivato il momento di cambiare per trovare nuovi stimoli e avventure. Il cambiamento spesso è produttivo.”

Come vede oggi il Toro, Belotti, che in giovane età fu scartato da Sabatini (D.S. della Roma, ndr), è il suo erede come auspicò Pulici?
“Me lo auguro! Ha caratteristiche in certi aspetti simili alle mie, il primo anno ha fatto molto bene, pur non partendo titolare. Quest’anno gli è stata data la responsabilità del reparto offensivo, è un titolare inamovibile. Sta facendo gol belli e importanti, inoltre sta dando un grande contributo alla squadra. Spero possa diventare un grande centravanti per il Torino, anche per il futuro. Auguriamogli che abbia un pizzico di fortuna, come l’ho avuta io, anche per restare nel giro della Nazionale dove, anche lì, sta lasciando il segno. Il Torino quest’anno, se centra l’Europa League, ha vinto il suo scudetto. Ha una squadra equilibrata con giocatori promettenti, un ottimo mix tra giovani ed esperti. Merita più fortuna, la vittoria sulla Roma ha nuovamente dato fiducia a Mihajlović ed ai ragazzi. Sinisa è il classico allenatore da Toro: ha carattere, personalità, carisma e preparazione; è l’uomo giusto.”

Paolo Sousa può essere un valido demiurgo per la Fiorentina?
“Ha portato entusiasmo. Pensiamo al girone di andata dell’anno scorso, quando la Fiorentina è stata anche prima in classifica. Poi ha perso concentrazione e forze nel girone di ritorno, ma questo le ha comunque permesso di arrivare in Europa League. Quest’anno i risultati sono in linea con l’obbiettivo Europa League; il quinto o sesto posto sarà il suo scudetto, non può puntare a posizioni più alte.”

Nel ’76 vinse uno scudetto coi granata, nell’’82 lo sfiorò con i viola, ad oggi lavorare per la conquista del tricolore è un sogno proibitivo per entrambe le compagini?
“Assolutamente si. Il loro obbiettivo è lottare per restare nelle squadre di alta classifica per anni. La Fiorentina potrà puntare al massimo al posto in Champions, ma non oggi, un domani. Per lo scudetto ci sono squadre che sono più organizzate e forti sia tecnicamente che finanziariamente. Basti pensare agli investimenti della Fiorentina, quest’anno hanno investito 25 milioni di euro, incassandone 27 con la cessione di Alonso al Chelsea. Con un mercato con cifre così esigue non puoi pensare di andare a lottare per vincere gli scudetti. Il Napoli lotta per lo scudetto e infatti ha investito 128 milioni di euro, pur incassandone 94 da Higuain.”

In Serie A è inverosimile un “miracolo Leicester”?
“Secondo me si, il Sassuolo può far sognare i suoi tifosi, ma è comunque improbabile che riesca ad arrivare così in alto. E’ secondo me la squadra che, un domani, potrà più insidiare seriamente i club più titolati, ma da qui a dire che ce la farà a vincere lo scudetto…”

E’ prematuro…ma la sua classifica finale qual’è?
“Juventus prima, perché più attrezzata; Napoli secondo, perché gioca un calcio eccezionale; Roma terza; Inter quarta; Milan quinto e Fiorentina sesta.”

La sua carriera di allenatore si è bruscamente interrotta per lasciare spazio a quella di opinionista. Rimpiange la panchina? 
“No non la rimpiango, anche perché le ho provate tutte per rimanere nel giro degli allenatori. Non sono stato né bravo e né fortunato; nel calcio alcuni miei colleghi hanno avuto “la svolta” che gli ha permesso di rimanere in panchina, io no. Probabilmente il mestiere dell’allenatore non è nelle mie corde. Faccio il commentatore e questo mi diverte moltissimo, mi permette di essere comunque dentro la macchina calcio, in una veste diverse ma sempre attiva.”

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