Mondonico: “Gasp da Europa. Sinisa mio erede al Toro. Sousa senza grinta. Che errore esonerare De Boer”

Mondonico: “Gasp da Europa. Sinisa mio erede al Toro. Sousa senza grinta. Che errore esonerare De Boer”

Una vita passata ad insegnare calcio, sfiorando una Coppa delle Coppe e una UEFA. Vincitore di una Coppa Italia con il Torino, il “Mondo” è anche specialista in promozioni in Serie A, ben 5 in più di trent’anni di attività. Oggi Emiliano Mondonico è un attento opinionista televisivo e ci ha regalato molti spunti riflessivi importanti da accorato tifoso della Fiorentina e sostenitore entusiasta di Atalanta e Toro.

L’Atalanta è sesta e non perde da più di un mese, i meriti di questa escalation dove vanno ricercati?

“C’è una grandissima sinergia tra la squadra e il tifo. Dopo alcuni anni altalenanti c’era il desiderio di tornare ad essere protagonisti e, dopo un’inizio non proprio convincente, Gasperini e i suoi si sono ritrovati e adesso stanno volando. L’allenatore all’inizio si trovava in difficoltà perché Bergamo è una piazza molto difficile, anche se non sembra. Colantuono è stato bravo a gestire l’ambiente e le sue aspettative, ma purtroppo non poteva portare in alto l’Atalanta, Reja ha dato solidità e a sprazzi bel gioco che però non hanno permesso alla squadra di arrivare ai livelli dove, secondo me, Gasperini la porterà”.

Gasperini vince e convince anche grazie a dei giovani di talento, aprirà un ciclo positivo?

“A guidare l’Atalanta ci sono dei giovani che sembrano adulti, e degli adulti che sembrano giovani. Questo è il mix vincente che permetterà di arrivare molto in alto e continuare a vincere esprimendo un grande calcio. Ad inizio stagione in molti pensavano che la rosa non fosse qualitativamente adatta per fare meglio dello scorso anno e invece Gasperini, nonostante le comprensibili difficoltà iniziali, ha saputo tenere unita la squadra e adesso sta raccogliendo i frutti del suo lavoro. Credo che rimarranno in alto anche grazie a giovani prospetti come Conti e Petagna. Soprattutto quest’ultimo mi ha impressionato, per la sua capacità di sentire la porta come pochi suoi coetanei centravanti riescono a fare. L’Atalanta ha sempre dato un insegnamento che in pochi in Italia hanno voluto e saputo cogliere: credere e investire con pazienza nel proprio vivaio”.

Nel 1988 lei portò la Dea dei giovani a una storica semifinale di Coppa delle Coppe.

“Purtroppo perdemmo con i belgi del Mechelen, la sorpresa di quell’anno, nonostante due buone partite. Ecco quell’Atalanta lì, che quell’anno vinse il campionato di B, era una squadra giovane dove si credeva nel sacrificio e nel valore del sapersi mantenere ad alti livelli una volta raggiunti. Oggi si da tutto per scontato e per questo purtroppo i giovani non riescono ad emergere. Quell’anno purtroppo fummo sfortunati, i belgi vinsero con noi e trionfarono con l’Ajax in finale”.

Lo stesso Ajax che con il Torino nella doppia finale UEFA del ’92 le negò la Coppa…

“Il rigore non dato per fallo di De Boer su Cravero fu un errore troppo grave per non essere segnalato da un gesto plateale. Mi sentii di alzare al cielo la sedia in segno di disdetta; dopo la partita fui squalificato e non l’ho mai potuta scontare perchè non ho più avuto la possibilità di allenare una squadra nelle coppe europee. In quella Coppa Uefa noi rappresentammo un’eccezione e per questo avevamo voglia di vincere. Avevo una rosa di ragazzi incredibili: Lentini, Scifo, Marchegiani, Vazquez, Casagrande…insomma avevamo tutto per vincere, ci mancò un pizzico di fortuna in più e un arbitraggio equilibrato. A fine stagione arrivammo terzi e, se fossimo stati nel calcio moderno, avremmo giocato la Coppa Campioni”. 

Il Torino di Mihajlovic è una squadra coriacea e ricca di talento, ricorda un po’ il suo Toro?

“Per disposizione tecnico-tattica e grinta sono due squadre molto simili. Sinisa è un allenatore molto diretto, come lo ero io. Lui ha dichiarato che se il Torino non arriverà in Europa a fine stagione sarà un fallimento e io concordo con lui. Ha messo subito in chiaro le cose perchè crede fortemente nei suoi giocatori e questo è fondamentale. Non sarà semplice per lui raggiungere questo obiettivo, ci sono molte pretendenti, ma ha degli ottimi giocatori come Ljajic, Belotti e Valdifiori che credono in Mihajlovic e nel suo calcio, ha solo bisogno di lavorare in pace e quindi di tempo”. 

Tempo che l’Inter non ha voluto più dare a De Boer esonerato ieri sera…

“Oggi purtroppo conta solo vincere, mentre il gioco, il rapporto con la squadra, con il tifo e con la società contano relativamente. Gli allenatori vengono esonerati con troppa facilità. De Boer meritava almeno sei mesi di tempo, stava cercando di inserirsi con professionalità e preparazione. Ha imparato subito l’italiano e questo è sintomo di quanto lui volesse entrare in sinergia il prima possibile, secondo me aveva anche un’idea di calcio rivoluzionaria che meritava tempo per essere applicata e assimilata dai calciatori. La mentalità italiana purtroppo non conosce la pazienza. De Boer non ha mai lavorato serenamente, necessitava di una guida accanto che gli facesse conoscere la Serie A in tutte le sue sfaccettature”.

Che tipo di guida?

“Una guida dirigenziale o un vice che conoscesse bene il nostro campionato e che lo aiutasse ad inserirsi in certi meccanismi spesso difficili da capire per un allenatore italiano, figuriamoci per uno straniero. Ad esempio io nel 1984 fui chiamato dal presidente della Roma Dino Viola quando arrivò Sven-Goran Eriksson in Italia per fargli da secondo e quindi aiutarlo con l’ambiente. Il presidente, da grande conoscitore di calcio quale era, aveva capito che Roma era una piazza difficile da gestire per chiunque e quindi cercò di mettere lo svedese nelle migliori condizioni per allenare in Italia concedendogli sei mesi di assoluta tranquillità per potersi esprimere al meglio, e infatti ebbe ragione. Io non credo nella figura del traghettatore, non ha mai le motivazioni giuste perchè sa di essere un precario”.

La Fiorentina sarà un’eterna incompiuta o ha fiducia nel progetto di Paolo Sousa?

“Vorrei che la nostra Serie A tornasse ad essere viva come quando c’erano le “sette sorelle” che ambiavano tutte a grandi traguardi, in questo modo tutto il calcio ne beneficerebbe. La Fiorentina deve tornare ad essere una squadra di alta classifica. Ad oggi è una squadra molto discontinua, nella vita bisogna essere vincenti soprattutto mentalmente. Sousa e i suoi ancora questa dote non l’hanno acquisita, servono anche acquisti mirati ma soprattutto grinta. La mia Fiorentina aveva grande grinta, nonostante un organico modesto però mettevamo in difficoltà chiunque”. 

Il trofeo più importante “Mondo” lo ha vinto fuori dal campo, ma la panchina non le manca?

“La fede per il calcio è l’unica che non si tradisce mai. Amo e amerò sempre il mondo del pallone, ma amo anche la mia famiglia e la loro serenità. Sono stato male più volte e ho affrontato, con la grinta che vorrei vedere nel calcio italiano, un nemico terribile e a me sconosciuto. Alla fine ho dovuto preservare la mia salute e, nonostante la panchina mi manchi, adesso sono sereno” .

4 commenti

4 commenti

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  1. il15agosto70 - 4 mesi fa

    ero curioso di leggere le opinioni su de boeur… cerco il paragrafo inizio a leggere:”…ha imparato in fretta l’italiano…” mi è immediatamente passata la voglia di andare avanti!

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  2. sergi_83 - 4 mesi fa

    Che errore fare le domande giuste alle persone…sbagliate. Tutti questi ex..calciatori, allenatori, presidenti, imperatori, del mondo del calcio sono assai TEDIOSI!!!!

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  3. charlie287_912 - 4 mesi fa

    come allenatore Mondonico non è mai stato un granchè…..

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  4. Mazede70 - 4 mesi fa

    Alza la sedia contro la malattia !! Emiliano nel cuore !!

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