Parla il “Condor” Agostini: “Milan – Napoli sarà decisivo Bacca. Juve occhio alla Roma. Milik come me. Quella volta con Aldair…”

Parla il “Condor” Agostini: “Milan – Napoli sarà decisivo Bacca. Juve occhio alla Roma. Milik come me. Quella volta con Aldair…”

Un rapace dell’area di rigore questo era il “Condor” Massimo Agostini. Riminese di nascita ma Cesenate d’adozione l’ex cannoniere di Roma, Milan e Napoli, tra le tante, ha all’attivo 129 gol tra i professionisti, con in bacheca una Coppa Italia, una Supercoppa Europea e una Coppa Intercontinentale. Idolo delle figurine e dei Fantacalcio, Agostini ci racconta il suo Milan – Napoli, lasciandoci un pronostico interessante del match e del campionato ripercorrendo i momenti più belli della sua brillante carriera con uno sguardo interessante sul futuro.

Milan – Napoli snodo cruciale per il terzo posto?

“Sì, se il Milan vincesse raggiungerebbe il Napoli e avendo una partita in meno potenzialmente potrebbe pure superarlo. Sono due squadre che hanno intrapreso un percorso importante con due stili di gioco diversi ma qualitativamente validi. Il Milan sta rinascendo ed è partito dalla vittoria della Supercoppa Italiana, il Napoli sta crescendo e punta a diventare una delle più grandi d’Europa”.

1, X o 2?

“(Ride, ndr) Vedendo le ultime partite giocate da entrambe credo che sarà una partita giocata a viso aperto, a ritmi intensi e con giocate di classe, ci sarà da divertirsi. Mi aspetto un pareggio, nonostante preveda una leggera superiorità del Napoli”.

Chi giocherà il ruolo di anti Juventus?

“In questo momento credo che la Roma sia superiore pur non avendo tutti gli effettivi a disposizione. Per qualità di gioco espresso, forma fisica, solidità difensiva (sono la seconda miglior difesa della Serie A), e concentrazione la squadra di Spalletti non ha eguali. Credo che il cinismo dei giallorossi, alla lunga, possa impensierire la Juventus nonostante i bianconeri abbiano una rosa eccelsa”.

18 maggio 1995, Napoli 1 – Milan 0, si ricorda cosa recitava il tabellino?

“Era un giovedì sera, si giocava infrasettimanalmente perchè il Milan il 24 maggio avrebbe dovuto giocare la finale di Coppa dei Campioni contro l’Ajax. Fu una bella partita e una vittoria importante che al 45’ decisi io con un tiro da fuori che il mio grande amico Sebastiano Rossi non riuscì a parare. Una sfida d’altri tempi…”.

Domani nel Milan Bacca partirà titolare con Lapadula pronto a subentrare, sull’altra sponda Pavoletti spera di spodestare l’ispirato Mertens. Chi risulterà decisivo?

“Mertens è un giocatore estroso che sta vivendo un momento di forma straordinario e pur non essendo un attaccante vero sta segnando gol pesanti. Pavoletti credo che avrà a disposizione al massimo uno scorcio di partita perchè rientra da un brutto infortunio e, pur essendo molto pericoloso, sarà per lui una partita molto difficile. Lapadula sta dimostrando di meritarsi la maglia rossonera, sarà un giocatore utile alla causa e crescerà molto se si avrà la pazienza di aspettarlo. Bacca ha le caratteristiche per risolvere una partita in pochi minuti, sarà l’uomo in più, ha fame di gol e negli ultimi 20 metri è tra i più forti in circolazione”.

Milik, il grande assente di domani, sta tornando. Sarà decisivo per il finale di stagione?

“Milik è un centravanti moderno, completo e con grandi doti atletiche. Si smarca bene ed ha un grande senso della posizione. Spero abbia recuperato al meglio perchè al suo rientro potrebbe spostare gli equilibri in campo italiano ed europeo. Nessuno credeva che potesse essere così devastante al suo primo impatto con il nostro difficile campionato. In lui mi rivedo molto, inoltre è molto bravo nel contropiede, nel facilitare il gioco di squadra e nell’aggredire tutti i palloni come un condor”.

Un “Condor” come lei Agostini, chi l’ha soprannominata così e perchè?

“Era il 1984 e Patrizio Sala, storico mediano del Torino Campione d’Italia del 1976, venne a chiudere la carriera a Cesena in B. Io avevo 20 anni, ed ero un suo pupillo. Mi sceglieva sempre nelle partitelle perchè ero mingherlino, non stavo mai fermo, avevo fame di gol e aggredivo il pallone e lo spazio in modo unico. Proprio per queste mie caratteristiche, e per il mio profilo aquilino, mi soprannominò il “Condor”. Un nomignolo a cui ho sempre tenuto e che è stato più che mai azzeccato.”

Cesena l’ha iniziata al grande calcio ed è stata il collante di tutta la sua carriera…

“Un andirivieni continuo. Lì ho iniziato nel settore giovanile, ho esordito in B per poi trasferirmi alla Roma. Dopo un biennio sono tornato in Romagna per ripartire ed andare a giocare nel grande Milan, a Parma, a Ancona e Napoli. Sono ritornato alla base nel 1996 per giocarmi la B. Volevo restare e magari intraprendere una carriera in società in veste di allenatore o dirigente ma non è stato possibile ed è stato per me il dispiacere più grande. Nel 1999 mi cedettero al Ravenna e ho chiuso nel 2002 la mia carriera professionistica nel Forlì. Al Cesena devo tutto, se sono diventato un buon calciatore e mi sono levato alcune soddisfazioni lo devo a Dino Manuzzi, al compianto Edmeo Lugaresi e ai tifosi. Tuttora vivo a Cesena e spero un giorno di poterlo allenare”.

All’epoca la provincia è stata la steppa giusta per il “Condor”, le grandi città mal si addicevano…

“In provincia venivo considerato un giocatore importante intorno a cui costruire una squadra. Nei grandi club come Roma, Milan e Napoli ho fatto i conti con rose di grandi campioni con cui dividersi i compiti e adattarsi facendo quindi molta più fatica. Ho cercato di dare il mio contributo facendomi trovare pronto quando era necessario, certamente non sono mai stato importante perchè c’erano giocatori molto più forti di me. Quando hai come compagno di reparto Van Basten, il centravanti più forte del mondo, puoi fare poco…”.

Il suo gol più bello?

“29 aprile 1990, Cesena – Verona ultima giornata di Serie A, dovevamo necessariamente vincere per salvarsi. A 8’ minuti dalla fine segnai il gol salvezza e mi sentivo come se avessi vinto uno Scudetto. Lo stadio era visibilio, un’emozione stupenda”.

A 39 anni si è ritirato dal calcio professionistico, ma a 42 è arrivata una telefonata inaspettata…

“Fui chiamato dal Murata, Campionato Sammarinese, una competizione UEFA che mi avrebbe permesso di giocare i preliminari di Champions League. Ho fatto due anni da allenatore-giocatore e uno da mister. In questo periodo ho partecipato a due preliminari di Coppa Campioni e a uno di Europa Leauge. Sono diventato anche il calciatore più anziano ad aver calcato i campi della Champions League e lo sono stato fino a quando Ballotta non mi ha superato con la maglia della Lazio. E’ stata una bellissima esperienza che mi ha arricchito molto”.

Condivisa con un compagno di squadra speciale come Aldair…

“A Terracina, durante una partita di beach soccer, ho conosciuto Aldair con cui si è creato subito un bellissimo rapporto. Quando sono arrivato a San Marino, sapevo che “Pluto” , a 42 anni, amava ancora giocare a calcio e quindi l’ho contattato per schierarsi con noi nei preliminari. Per due stagioni prima con il Tampere United e poi con il Göteborg è stato un tesserato come tutti noi. Sapevo che con la sua esperienza, la sua classe e il suo magnetismo avrebbe contribuito in modo determinate alla nostra causa nonostante una forma fisica chiaramente non ottima. Malgrado le 4 sconfitte è stata una bellissima avventura che ha permesso di far conoscere la realtà sammarinese a molti e queste sono le vittorie più belle del mondo del pallone”.

Un pallone che lei non ha mai abbandonato neanche sulla spiaggia…

“La mia voglia di mettermi in gioco è sempre stata forte. E’ un calcio chiaramente diverso, ma che sentivo essere stimolante per il mio fisico. Per giocare a Beach Soccer e nel Murata forse ho sacrificato la possibilità di sfondare subito nel mondo degli allenatori. All’epoca avevo conseguito tutti i patentini, ma la mia voglia di giocare a pallone è sempre stata superiore a tutto. Sono state esperienze forti a cui non avrei mai rinunciato”.

Dal 2008 è diventato allenatore, una carriera che sarà il suo domani o nel suo futuro c’è altro?

“Studio e mi aggiorno sempre per inseguire il mio desiderio più grande che è fare l’allenatore di calcio, non importa in quale categoria basta che ci sia un progetto serio. Lo sono stato e lo sono della Nazionale di beach soccer dell’Italia, con cui nel 2005 ho vinto l’Euro Beach Soccer League a Marsiglia e nel 2015 la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo; ho allenato il Murata, la Nazionale Under-21 di San Marino, la primavera del Cesena e il Riviera di Romagna, che è un’importante società di Serie A di calcio femminile. Ora vorrei cimentarmi nel calcio che più mi appartiene e a cui ho ancora molto da dare”.

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