Inter, Di Gregorio: “Che impresa lo scudetto Primavera da capitano. Handanovic mi riempiva di consigli”

Inter, Di Gregorio: “Che impresa lo scudetto Primavera da capitano. Handanovic mi riempiva di consigli”

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Una vita in nerazzurro con la vittoria come compagna di viaggio. Dai Giovanissimi allo Scudetto Primavera alzato al cielo da capitano, Michele Di Gregorio ha vinto tutto quello che c’era da vincere. Lui e l’Inter, in tandem da ormai 13 anni. Grinta e determinazione da leader quelle del numero uno di Corsico, tanto da essere convinto già un mese prima delle finali di poter alzare al cielo il trofeo: “Ero sicuro della nostra forza, così scherzando ho iniziato a pensare alla premiazione. Così un giorno ho chiesto al mio agente Carlo Alberto Belloni se un portiere doveva togliersi i guanti per alzare la coppa…”.

Michele, a distanza di due settimane come ripensa al pomeriggio del Mapei Stadium?

“Solo ora ci rendiamo davvero conto dell’impresa che abbiamo fatto. Durante l’anno siamo riusciti a migliorare tanto e a crescere come gruppo. Le sconfitte della regular season ci hanno forgiato e l’eliminazione ai rigori al Viareggio è stata la svolta. Quel giorno ci siamo detti che non potevamo più sbagliare”.

C’è un momento chiave nella vostra corsa scudetto?

“La Roma negli ultimi anni era stata sempre la nostra bestia nera. Eliminarla in semifinale è stata una bella rivincita…”.

Lei ha vinto in nerazzurro lo scudetto Giovanissimi, quello Allievi e infine con la Primavera. Differenze tra i vari successi?

“Vincere è sempre bello è gratificante, però da bambini si è più incoscienti, non ti rendi conto del tutto di quello che stai facendo. In Primavera è decisamente diverso: si respira il clima del calcio vero, con arbitri di alto livello e televisioni nazionali”.

A proposito di tv: nelle finali avete testato la VAR.

“È uno strumento importante, anche se ci sono stati pochi casi, tranne il rigore in finale, in cui è stata utilizzata. Giudizi? Ancora presto per sbilanciarsi, sicuramente può essere un aiuto importante per tutti”.

È arrivato all’Inter all’età di 7 anni. Cosa rappresenta per lei questa società?

“Per me l’Inter è una famiglia. Qui sono cresciuto e diventato uomo, dal direttore Samaden a tutti gli allenatori che ho avuto in questi anni, sino alle persone che lavorano per il settore giovanile: mi sono stati vicino in ogni momento”.

Ci racconta come è diventato portiere.

“Da bambino ero molto vivace e un po’ spericolato: mi piaceva lanciarmi e tuffarmi. Non avevo paura di nulla così mi hanno messo in porta. È stato mio papà a incoraggiarmi e a farmi iniziare a giocare nel mio paese (Corsico ndr). Ho sempre fatto il portiere tranne qualche partitella in cui sono finito in attacco…”.

Come era nelle vesti di punta?

“Molto meglio tra i pali. È quello il mio mondo (sorride ndr)”.

Tra gli avversari quali colleghi l’hanno colpita?

“Mi piace molto Crisanto della Roma e anche Cerofolni della Juve”.

A chi si ispirava?

“Da bambino l’idolo era Julio Cesar. Purtroppo non sono mai riuscito a incontrarlo. Adesso invece il modello è Handanovic”.

Con lo sloveno si è allenato insieme per una settimana. Come è andata?

“Mister Pioli mi chiamò in prima squadra perché c’era una emergenza infortuni, è stata una settimana fantastica. Allenarsi con tutti quei campioni è stato incredibile. Handanovic? Samir è stato eccezionale: mi riempiva di consigli e indicazioni, è una gran persona oltre che un campione”. Con noi giovani è stato molto carino e paziente, ci incitava in continuazione”.

Un aneddoto su Handa?

“È un perfezionista, cura ed è attento a ogni particolare. Spero di essere riuscito a rubare qualche suo segreto”.

Nel tempo libero chi è Michele Di Gregorio?

“Un ragazzo normalissimo, ma appassionatissimo di calcio. In tv cerco di non perdermi neanche una partita. Guardo tutto, dalla Champions alla Lega Pro. Non potete immaginare le battaglie quotidiane con mia mamma per il telecomando…”.

Extra-calcio invece?

“Seguo tanto il volley e il tennis, sono un fan di Nadal. E poi la musica, in particolare il rap italiano”.

La canzone che non può mancare nella sua playlist prima di ogni partita?

“Guerriero di Marco Mengoni. Mi carica a mille e mi ci ritrovo molto. Anche io sono un tipo che non molla mai, sempre pronto a combattere tutte le difficoltà”.

Chiudiamo con un messaggio: a chi dedica lo scudetto?

“Ovviamente a mia Mamma Agata e a mia sorella Angela, che in questi anni hanno fatto tanti sacrifici per aiutarmi. E poi a mio papà Marcello, che purtroppo qualche anno fa è scomparso. È lui mi ha fatto iniziare questo sogno, trasmettendomi la sua passione per il calcio”.

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  1. ninolorenzin_368 - 5 mesi fa

    Questi sono i veri giocatori dell’Inter.

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