La ripresa dell’Olanda passa anche per De Ligt. Il difensore simile soltanto a se stesso

La ripresa dell’Olanda passa anche per De Ligt. Il difensore simile soltanto a se stesso

Gli Oranje fermano la Germania sul 2-2 e si qualificano alle Final Four di Nations League. Juventus e Barcellona continuano a seguire con attenzione il giovane capitano dell’Ajax

di Marco Garghentino, @marcogarghe

Il nuovo Koeman? Ma no. Allora, il prossimo Stam? Nemmeno. Ma come? Alto, muscoloso, ottimo nel marcare a uomo, forte di testa e con la personalità da leader. A qualcuno si potrà pur paragonare. No, non si può. Come Matthijs De Ligt, solo Matthijs De Ligt. È unico.  E non potrebbe essere altrimenti. Avete mai visto un altro 19enne guadagnarsi un posto da titolare in mezzo alla difesa olandese? O indossare la fascia da capitano dell’Ajax con quella personalità? E sappiate che non gli è stata regalata, sia chiaro. Se l’è presa quella fascia. Sul campo, nello spogliatoio. Con le prestazioni e le parole. È anche da lui che l’Olanda deve ripartire. E infatti lo facendo. 

Come dice il vecchio saggio, per ricostruire una casa abbattuta da una tempesta serve cominciare dalle fondamenta. La tempesta? La doppia esclusione dagli ultimi Europei e Mondiali. Le fondamenta? Lui, De Ligt. 

L’Ajax se n’è accorto subito. “Questo ha stoffa, lo portiamo in prima squadra”, ha pensato Peter Bosz nel 2016. “Può fare il titolare anche in Nazionale”, ha detto Danny Blind sei mesi dopo. Col club è andata bene al primo colpo. Con gli Oranje, no. Ma è qui che De Ligt riesce a dare il meglio di sé. Nel caos, in quel sottile spiraglio tra vittoria e sconfitta. L’anagrafica dice classe 1999, i compagni parlano di lui come veterano. “Prima di uscire dagli spogliatoi fissa ognuno di noi negli occhi per vedere se abbiamo la giusta convinzione per scendere in campo”, ha detto Max Wober una volta. E chissà se lo avrà fatto anche venerdì scorso, prima di battere per 2-0 la Francia in Nations League a Rotterdam in una partita pressoché perfetta per lui e per gli Oranje, spedendo direttamente la Germania alla retrocessione nel girone. Proprio quella Germania incontrata e fermata sul 2-2 ieri sera, con l’Olanda che si è così qualificata per le Final Four.

Sa mettere ordine. Lui, nato centrocampista ma appena arrivato ai Lancieri arretrato in difesa vista la stazza da Ercole e la scarsa propensione al gol. Sognava Kakà, si ritrova a studiare Sergio Ramos, Pique e Boateng. Rende semplice il gioco, sa come gestirsi in campo. Serve una marcatura a uomo? Nessun problema, si incolla all’attaccante e questo non prende palla. Volete un anticipo? Detto fatto, la punta sbatte le ciglia e lui gli ha già portato via il pallone. Semplicità. Questa è la sua parola d’ordine. Come sui social, dove posta solamente foto di allenamenti e partite. Aprite Instagram, cercate “mdeligt_” e sfogliate la sua bacheca. Non una serata al pub o in discoteca, non una cena tra amici. Non una gita in famiglia. Niente, non troverete niente che non sia una foto in maglietta, pantaloncini e scarpini da calcio. Come dopo la vittoria sulla Francia: “Oggi abbiamo mostrato chi siamo con una grande partita di squadra” aveva postato. Parole da leader. 

Nessuna distrazione, dritto alla meta, sul web come in campo. Questo è quello che piace di lui, questa la forza che sta facendo ripartire l’Olanda. 

Due errori nel debutto contro la Bulgaria, due gol presi. Sostituito dopo soli 45 minuti. Allora erano le qualificazioni per Russia 2018, l’Olanda perse la partita e con quella anche il treno che portava ai Mondiali. “Lo so ho giocato male”, disse subito. Consapevole, sa quello che fa. Analizza il momento e da campione continua a camminare. “Mi piace giocare partite importanti”, ha sempre detto. Non si spaventa o scoraggia davanti alla sconfitta. A 17 anni in fondo puoi anche aver già giocato e perso una finale di Europa League contro il Manchester United senza dover pensare di cambiare mestiere. Due sconfitte, una diversa dall’altra. Due rinascite. Con l’Ajax nell’anno del debutto ha sfiorato una coppa europea. Con la Nazionale, ha mancato un Mondiale. Sono arrivate poi la fascia da capitano nel club e un posto da titolare al fianco di Van Dijk nell’Olanda. Il difensore più costoso della storia del calcio vicino a quello che presto potrebbe strappargli il primato. Certo ieri sera la coppia non è stata perfetta, soprattutto De Ligt. Errore di posizionamento sul secondo gol della Germania e momentaneo svantaggio di 2-0. Ciò che ha stupito come sempre è stata però la personalità che il giovane olandese è riuscito a mostrare in campo. Ha sbagliato, si è ripreso. È cresciuto col passare dei minuti, dimostrando di poter essere un giocatore importante anche in una serata non priva di errori. 

La Juve l’ha messo nel mirino. Lui a Torino ha già visitato la città, le strutture del centro sportivo bianconero e giocato allo Stadium in amichevole contro l’Italia. “E’ una bella città, il club ha una grande storia”, disse. “Il mio sogno è sempre stato giocare nell’Ajax e adesso lo sto facendo”, parla ora da capitano. Barcellona, Manchester City e Bayern Monaco gli altri club che lo vorrebbero per sé. A guidarlo, sarà il bel gioco. “Sono un bravo difensore ma sono anche capace a giocare la palla. È importante per me giocare in un club che voglia tenere il pallino del gioco”. Ha le idee chiare. Geometrie e pulizia in testa. Scuola olandese d’altronde. Ha 19 anni, sulla carta d’identità. Se ne possono contare almeno 30 nella maturità calcistica. L’Ajax se n’è accorto, l’Olanda pure. Ed è anche da qui che Koeman sta facendo ripartire gli Oranje. Da De Ligt, il difensore simile soltanto a se stesso.

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