Giuseppe Giovinco: “Mio fratello? Non è stato tutelato dal calcio italiano”

Giuseppe Giovinco: “Mio fratello? Non è stato tutelato dal calcio italiano”

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Il Catanzaro si aggrappa alle magie di un fratello d’arte per conquistare la salvezza. Giuseppe Giovinco, fratello minore del più celebre Sebastian, trascina i giallorossi con gol e prodezze da urlo. L’attaccante giallorosso si è raccontato a GazzaMercato. Con uno sguardo al futuro…

Siete a rischio retrocessione: pensate di potervi salvare direttamente o passando dai playout?

“Fino all’ultima giornata è tutto aperto. Anche la Reggina sembrava salva e ora rischia. Fino all’ultima giornata possiamo dire la nostra e salvarci senza playout”.

9 gol e 5 assist finora: è la sua miglior stagione?

“Sì, lo è. Catanzaro è casa mia anche se non ci sono nato. Ho il dovere innanzitutto di dare il massimo. I miei numeri non sono importanti, conta raggiungere la salvezza che è il nostro obiettivo primario. Pensavamo di fare un’altra stagione, ma diversi problemi ci hanno costretti a ridimensionare le aspettative”.

Quest’anno sta indossando anche la fascia da Capitano, una responsabilità in più. Come la sta vivendo?

“Sì, l’ultima volta nel Derby con la Reggina. E’ stata una grande emozione. Capitano del Catanzaro da catanzarese è qualcosa di bello e importante. E’ la gratificazione più grande. Questa città vive di calcio e ci sono tante pressioni. Sono molto contento della fiducia che mi hanno dato, Antonello Preiti (direttore sportivo, ndr) in primis che mi ha fortemente voluto, scegliendo me fra tanti altri giocatori”.

Soffre ancora il peso del suo cognome?

“No, in realtà non è mai stato un problema mio, ma degli altri che guardano al cognome più che al giocatore. Io sono fiero di chiamarmi Giovinco. In passato ho sbagliato in alcune occasioni, ma l’ho sempre riconsciuto. Non sempre avevo colpe, ma è il giocatore che paga. E io ho pagato due volte per il mio cognome”.

Crede che questo abbia influito anche sulla sua carriera?

“Sì, assolutamente. Non so se in Serie A o in Serie B, dipende sempre dal rendimento, ma sicuramente ho dimostrato sul campo di poter ambire a categorie superiori. Me lo stanno riconoscendo tutti. Io però voglio restare concentrato sul mio lavoro quotidiano. Se il salto arriverà nei prossimi anni lo vedremo. Ora salvo il Catanzaro”.

Però suo fratello, nonostante l’importanza che ha ottenuto, è dovuto emigrare in Canada. Pensa che sia stata una nota negativa per il calcio italiano non dargli fiducia? 

“Io penso che non sia stato difeso e tutelato come fanno con molti stranieri. Perché se con lui si fossero comportati come un giocatore del suo talento merita, secondo me si sarebbe parlato di tutt’altro. In Italia di giocatori italiani forti come lui ne vedo veramente pochi. E non lo dico perché è mio fratello, è sotto gli occhi di tutti quanto sta facendo”.

D’altronde è stato MVP dell’MLS e un club come il Barcellona si era interessato a lui…

“Sì ma anche lì, come ha detto lui, finché ci sono quei tre fenomeni davanti, al Barça non avrebbe avuto quell’importanza che magari da altre parti gli danno. Come a Toronto ad esempio. Sarebbe stato motivo d’orgoglio condividere lo spogliatoio con grandi campioni in un club così importante, ma non avere spazio renderebbe tutto più difficile”.

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