Mario Ielpo: “Il Milan deve capire che non è più una grande squadra. Donnarumma partirà mentre Kakà…”

Mario Ielpo: “Il Milan deve capire che non è più una grande squadra. Donnarumma partirà mentre Kakà…”

In esclusiva per GazzaMercato parla l’ex portiere rossonero

di Marco Garghentino, @marcogarghe

Portiere rossonero degli anni ’90, periodo in cui ha vinto praticamente tutto (2 Scudetti, 2 Supercoppe italiane, 1 Champions League e 1 Supercoppa Uefa), Mario Ielpo si è concesso in esclusiva ai nostri microfoni per parlare un po’ di Milan, dal momento no della squadra al possibile approdo di Kakà in società.

Il Milan sta vivendo il momento più difficile della stagione. Gattuso da quando è subentrato a Montella ha provato a portare le proprie idee, come il cambio di modulo con il ritorno della difesa a 4, ma domenica contro l’Hellas i Rossoneri sono crollati. Cosa manca? Sono le gambe che non vanno o è tutto un problema di testa?

“Sinceramente fino al primo gol del Verona il Milan non aveva fatto male. Poi le partite di calcio ovviamente vengono giudicate in base ai risultati, che spostano la bilancia da una parte o dall’altra. Detto questo, mi sembra che sicuramente ci sia un duplice problema di testa al momento. Da una parte i giocatori non sono tranquilli e quindi non riescono ad esprimere in campo le qualità che possiedono e dall’altra mi pare che molti singoli non prestino, forse per caratteristiche proprie, la giusta attenzione ai dettagli che permettono di non subire gol facilmente”.

Per volere della società da ieri la squadra è in ritiro (punitivo) fino a data da destinarsi. Questo periodo deve servire a Gattuso per “fare gruppo”, lavorando sulla testa dei giocatori, o per testare fino in fondo la condizione atletica dei giocatori?

“Come detto un problema mentale c’è e quindi Gattuso lavorerà sicuramente sulla testa dei giocatori però poi io credo che questo Milan abbia anche un grosso problema tattico da risolvere. Qualsiasi squadra che fa così tanta fatica a segnare come i Rossoneri alla fine perde. Si fa gioco, si verticalizza, si creano occasioni ma poi alla fine i gol si subiscono solo e non si fanno. Per me è questo il grande problema al momento”.

E quindi come si può risolvere tutto ciò?

“Il Milan deve prendere consapevolezza dei propri limiti. Deve giocare non da grande squadra, ovvero mettere in campo meno giocatori offensivi e curare meglio la fase difensiva. Io non sono una di quelle persone che studia tutte le statistiche ma a memoria non ricordo molte partite in questa stagione nelle quali l’Hellas Verona abbia segnato tre gol. Il Milan ha poi preso anche due gol dal Benevento, che non aveva quasi mai segnato in casa. Serve quindi cambiare mentalità, accettare il fatto di non essere una grande squadra al momento, cercando di prestare più attenzione al compattarsi in difesa che all’imporre il proprio gioco. Tutto ciò però non è sicuramente facile da fare”.

A un ex portiere come lei non posso non chiedere di Donnarumma. Cosa sta accadendo a quel ragazzo che il Milan considera il maggior patrimonio sportivo del club? Tutte queste discussioni con la società rischiano di rovinare la sua carriera?

“Certo. Tutti gli ultimi eventi che lo riguardano gli stanno togliendo serenità, creandogli un sacco di problemi. A me sembra abbastanza evidente che il rapporto Milan-Donnarumma non possa proseguire a queste condizioni”.

Cosa intende? Ci spieghi meglio.

“Voglio dire che un portiere da 6 milioni di euro a stagione può giocare solamente nei super top club mondiali. Il Milan al momento è una squadra da metà classifica del campionato italiano e quindi non può minimamente competere”.

Quindi a giugno lei si aspetta una cessione del giocatore?

“O il Milan svolta o Donnarumma se ne andrà, questo mi sembra abbastanza matematico. Non è per cattiveria o per debolezza della società ma bisogna accettare le regole del gioco. Se il Milan dovesse rimanere una squadra da metà classifica non potrà continuare a permettersi un lusso del genere. Mi pare normale”.

Mi piacerebbe chiudere con un pensiero per Kakà, grande bandiera rossonera che ha annunciato il proprio ritiro da giocatore. Si aspetta di vederlo presto al Milan con un ruolo nella società o secondo lei potrebbe intraprendere una carriera da allenatore come tanti suoi ex compagni?

“Purtroppo io non ho mai avuto l’onore di conoscere personalmente Kakà. Se non ricordo male ci siamo incontrati solamente una volta in occasione della partita d’addio al calcio di Demetrio Albertini a San Siro, ma parliamo della preistoria ormai, si diventa vecchi (ride; ndr). Non saprei quindi dire quali siano le sue aspirazioni. Bisogna vedere quale tipo di nuova carriera vorrà fare. Per fare l’allenatore bisogna essere anche bravi mentre da dirigente potrebbe essere un valore aggiunto ovunque. Porterebbe grande positività. Il suo inserimento in società come dirigente o come uomo immagine potrebbe rivelarsi un gran bel biglietto da visita, grazie alla sua straordinaria storia da atleta. Oltre a essere un fenomeno sul campo infatti è sempre apparso come una bellissima persona fuori”.

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