Salvatore Bagni: “Pioli aprirà un ciclo vincente. Gabigol diventerà un top player. Il Napoli batterà il Real Madrid!”

Salvatore Bagni: “Pioli aprirà un ciclo vincente. Gabigol diventerà un top player. Il Napoli batterà il Real Madrid!”

“Una piacevole vita all’aria aperta” così Salvatore Bagni ci descrive i suoi anni passati a vivere di calcio da gregario sanguigno e generoso di Perugia, Inter e Napoli. Un passato che l’ex mediano, vincitore di uno Scudetto e due Coppe Italia, ci racconta con retroscena curiosi mantenendo comunque un occhio vigile e appassionato sul presente dispensando anche qualche dritta da consulente di mercato.

30 anni dopo sarà di nuovo Napoli – Real Madrid in Champions…

“Quando si andava a giocare in certi campi oltre a una grande condizione psico-fisica ci volevano gli attributi (ride, ndr). Noi avevamo una motivazione in grado di colmare il gap tecnico, eravamo convinti di giocarcela alla pari e questo ci ha permesso di restare in gara sia all’andata che al ritorno. A Napoli per 35’ con grinta, classe e organizzazione abbiamo messo in ginocchio il grande Real Madrid di Camacho, Butragueño e Míchel…non male per un’esordiente in Coppa dei Campioni”.

Si possono battere i “blancos”?

“Certo perchè il Napoli sa giocare un calcio eccezionale a livello estetico e organizzativo. Il Real ha giocatori che possono cambiare le sorti di un incontro in poco tempo e questo indipendentemente da come i ragazzi di Sarri imposteranno i due match. Potevano avere un sorteggio più agevole come è capitato, sulla carta, alla Juventus che affronterà il Porto, ma credo che sfidare i campioni madrileni sarà uno stimolo in più e vedremo due partite meravigliose dove spero che il Napoli riuscirà a imporsi, magari con un Milik in più”.

Il Napoli è maturo per fare il definitivo salto di qualità?

“De Laurentis, Giuntoli e Sarri stanno facendo un ottimo lavoro. Sicuramente il Napoli è più maturo per il calcio europeo che per quello italiano. Comunque l’organico è equilibrato e forte in ogni reparto, panchina compresa. Quando si imbattono in una squadra che gioca a viso aperto non hanno problemi e lo hanno dimostrato, mentre trovano difficoltà quando incontrano squadre che chiudono gli spazzi e diventano rinunciatarie. A gennaio serve un centravanti, tipo Pavoletti, che sappia muoversi in area di rigore e segnare tanto”.

Roma – Milan è stata la sfida fra anti-Juve?

“Vedo la Roma maggiormente pronta a questo ruolo. Il Napoli, negli anni in cui c’era solo la Juventus con cui giocarsi il campionato, ha perso delle occasioni importanti per trionfare. Secondo me, con il passare del tempo, sarà sempre più difficile lottare per lo scudetto, perchè la Roma si sta attrezzando, le milanesi torneranno presto alla carica, la Juventus è solida e quindi sarà una corsa a cinque; con ciò ne beneficerà sicuramente lo spettacolo”.

Napoli croce e delizia della sua carriera, che ricordi conserva di quel periodo?

“Ho un rapporto fantastico con la città e i tifosi anche dopo 30 anni, sono legato al Presidente De Laurentis e ogni domenica aspetto le partite come se dovessi scendere in campo (ride, ndr). Giocare per quella squadra era una gioia, dal magazziniere che ti portava il caffè fino al piacere di trovarsi tutti un’ora prima che iniziasse l’allenamento per stare insieme, così siamo riusciti a creare uno spogliatoio coeso. Mi sentivo come se fossi stato perennemente in vacanza pur giocando ad alti livelli. Era un clima in linea con il mio carattere, non ho mai avuto stress in quel periodo, eppure davamo tutti il massimo”.

Stress che forse ha provato all’Inter?

“Nel 1981 arrivai a Milano grazie al “Perugia dei miracoli”, una squadra e una società a cui devo tutto. In quell’anno nacque mia figlia che per sei mesi non mi ha fatto dormire, per questo non resi al massimo e persi la possibilità di andare ai Mondiali dell’ 82 ma nonostante tutto la perdono (ride, ndr). Nell’Inter ho giocato comunque due ottime stagioni, prima da ala e poi da mediano grazie ad una grande intuizione di Marchesi che mi permise di raccogliere l’eredità di Oriali e di impormi ad alti livelli. Se ci fosse stato Moratti presidente probabilmente sarei rimasto lì a vita, invece c’era Pellegrini, il quale mi stressò pesantemente…”.

Perchè?

“Mi voleva caratterialmente diverso da come ero per ricalcare lo stile Juventus. Io ci provai poi, con il supporto di Mazzola, ritornai ad essere me stesso ma il presidente non lo accettò e volle cacciarmi. Il culmine lo raggiunse a luglio del 1984 quando, pur sapendo che avevo dei gravi problemi in famiglia, mi convocò in sede con una bieca scusa. Lì impazzii, discutemmo animatamente e me ne andai. Fortunatamente pochi minuti dopo questa lite, ancora oggi non so come fece a saperlo così in fretta, mi chiamò Marchesi per portarmi a Napoli. Pellegrini non ne voleva sapere, ma quando minacciai di restare a casa e agire in altre sedi mi cedette a Ferlaino per 4 miliardi e così ho ritrovato la gioia ed è nata la mia storia d’amore con Napoli”.

Gioia che sta riportando Pioli all’Inter…

“Stefano è un amico, conosco molto bene anche il suo staff con cui sono unito da un forte legame visto che abbiamo condiviso una bella esperienza a Bologna. All’Inter, di quel gruppo, manca solo l’ottimo preparatore dei portieri Vinti. C’è però Murelli, che ha giocato con me ad Avellino, ed è un vice-allenatore preparatissimo. Insieme sono un’ottima orchestra che lavora con ordine e dedizione. A questo punto dipende dalla squadra, perchè lo staff è di primo livello”.

Lo spettro Simeone?

“Non credo, come dicono tanti, che a giugno arrivi Simeone. Pioli sicuramente ha un lavoro difficile da fare, perchè la squadra ha qualità ma poco equilibrio; ci sono dei doppioni in alcuni ruoli mentre in altri mancano uomini. Stefano deve assestarsi, poi vedrete che proporrà un calcio bello e produttivo. Il “Progetto Pioli” sarà a lungo termine e porterà tante soddisfazioni”.

Come gestirebbe il caso Gabigol?

“Conosco bene il campionato brasiliano, lui ha grandissime qualità ma deve entrare in un contesto di squadra completamente diverso rispetto a quello a cui era abituato. Adesso non è pronto né fisicamente, né mentalmente per questo a gennaio dovrà andare a giocare in Serie A, così da abituarsi ai ritmi del nostro campionato per poi diventare un grande all’Inter. I brasiliani hanno bisogno di entusiasmo per giocare con grinta”.

Doti che ha sempre avuto lei…

“Beh sì senza quelle vai poco lontano, ti permettono di vivere bene, certo è che ci vuole anche fortuna. Ho smesso nel momento in cui non le avevo più, salvo poi ritrovarle giocando per 20 anni negli amatori con i miei amici d’infanzia. Sono tutt’ora, forse, l’unico calciatore al mondo che non ha mai subito infortuni di nessun genere. Mia moglie mi diceva sempre: “Adesso che hai smesso fai 350 km al giorno per giocare gratis!” Le ho promesso che smetterò quando avrò la prima contrattura! (Ride, ndr)”.

D.S., consulente di mercato, commentatore televisivo perchè non allenatore?

“Girando il mondo penso di capire più di giocatori che di calcio. Ho fatto il consulente per la Juventus di Moggi, per la Salernitana di Aliberti e per la Lazio di Cragnotti. A Napoli feci il D.T., ma me ne andai subito perchè Ferlaino si imputò per prendere Stoian, che poi fallì, mentre io volevo Viduka. Fare l’allenatore implica orari e viaggi vincolanti, mentre fare il consulente mi permette di essere più libero e stimolato. Dormo tre ore a notte ma voglio scegliere io come, dove e quando dormirle (ride, ndr)”.

Da scopritore di talenti ce ne consigli uno su cui investirebbe…

“Alexander Isak dell’AIK diventerà molto presto uno dei migliori centravanti al mondo. E’ un classe 1999, 190cm di muscoli con una grande tecnica e un fiuto del gol rari, così ne ho visti pochi. Mentre per quel che riguarda i nostri colori il migliore sarà Verratti che a gennaio 2010 poteva essere dell’Inter…”.

Come?

“Il presidente del Pescara, De Cecco, mi contattò affinché lo aiutassi a cedere Marco dal quale voleva monetizzare 5 milioni di euro, una cifra esosa per un calciatore sconosciuto. Capii che quel ragazzo aveva un grande potenziale e così lo offrii all’amico Moratti il quale si fidò e in poche ore volle chiudere l’affare. Purtroppo però un consulente di mercato dell’Inter, che non voglio citare, ritenne l’affare svantaggioso e così saltò tutto. Credo che i nerazzurri si stiano ancora mangiando le mani visto il valore tecnico ed economico attuale di Verratti, cosa dice?”. 

1 commenti

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  1. vallyb77 - 6 mesi fa

    Ho sempre pensato che Pellegrini avesse fatto una minchiata terribile. Nel 1984 Bagni era, e di molto, il miglior centrocampista italiano, e, insieme ad Altobelli, il miglior calciatore italiano. Gli eroi juventini del mondiale ’82 erano tutti già calcisticamente finiti. Me lo ricordo ancora lo stupidissimo mantra di Pellegrini dello stile juve da imitare. Nel 1984 furono acquistati gli ex juventini Causio (stracottissimo) e Brady (anonimo) ed un fantastico, ma acciaccatissimo, Rummenigge (senza avere una terza punta decente).Un mercato assurdo. Con Bagni in squadra e una punta decente da mettere dentro quando Rummenigge era infortunato (quasi sempre) l’Inter avrebbe vinto lo scudetto 1984/85 a mani basse, la favola del Verona di Bagnoli non sarebbe esistita.

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