El Shaarawy: la rinascita del faraone

El Shaarawy: la rinascita del faraone

La stagione della Roma è iniziata in modo positivo, con Di Francesco che sta pian piano dimostrando con le sue idee di essere adatto per allenare una squadra importante come quella giallorossa. Il tecnico abruzzese ha imposto gioco ed idee e ha rilanciato diversi giocatori che l’anno scorso erano soltanto delle comparse, tra tutti Stephan El Shaarawy.

Il faraone lentamente ha scalato le gerarchie dell’allenatore e si è preso il posto che l’anno scorso era di Salah. Fin qui il suo bilancio è ottimo: 16 partite giocate, 6 i gol realizzati e 3 gli assist effettuati. Lui, che all’occorrenza può essere usato anche come una seconda punta, sta dando il meglio di sè come ala sinistra, ruolo occupato anche in passato. Possiamo definire El Shaarawy uno dei talenti più puri e complessi del panorama italiano. Incredibile la sua evoluzione rispetto alla scorsa stagione, dove ha visto più volte la panchina che il prato verde. L’anno scorso a inizio novembre, giocando anche più partite rispetto a questa stagione, aveva collezionato quattro reti. Due nello stesso periodo due anni fa a Monaco. Poi il vuoto, o quasi, fino al 2012. Tra l’estate e l’autunno di quell’anno si presentò al calcio italiano con 9 centri a inizio novembre con la maglia del Milan. Quest’anno invece, complice anche un allenatore che crede in lui, sta dimostrando il suo effettivo potenziale. La partita in cui è esploso definitivamente quest’anno è stata sicuramente quella in casa contro il Chelsea: fantastica doppietta per lui e tante giocate di qualità. Sotto porta non era così efficace dal campionato 2012-13, quello del record personale dei 16 centri in Serie A.

Quando però si parla di El Shaarawy bisogna sempre andarci piano: il giocatore in passato è stato in molti casi un oggetto misterioso, sia per i molteplici infortuni, sia per un difficile adattamento negli ambienti in cui si trovava. Ora però qualcosa in lui sembra essere cambiata: in campo sembra essere più determinato e sembra essere aumentata anche la stima che ha di sè. La fragilità, sia fisica che mentale, in passato lo ha penalizzato. Ora sembra essere ripartito da lì, con i suoi limiti che sono diventati con il passare del tempo punti di forza da dove ripartire.

Federico Calabrese

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