Manager dell’anno: Marotta: “Dybala, gli errori fanno crescere”. Cairo: “Ho parlato con Florentino di Belotti e…”

Manager dell’anno: Marotta: “Dybala, gli errori fanno crescere”. Cairo: “Ho parlato con Florentino di Belotti e…”

Il dirigente juventino è stato premiato all’hotel Four Seasons di Milano come miglior dirigente della stagione passata

Presente all’hotel For Seasons di Milano, l’amministratore delegato Beppe Marotta è stato premiato come miglior manager sportivo della stagione 2016/17. Alla tavola rotonda, con la presenza del presidente del Torino Urbaino Cairo (premiato quest’anno per la Hall of Fame), moderata da Carlo Laudisa si parte dalle riforme per riportare il calcio italiano al vertice in Europa. Il numero uno granata spiega: “Ho visto i dati, solo nel 2012, cioè 5 anni fa, i valori dei diritti televisivi ci ponevano al secondo posto dopo la Premier. Poi purtroppo siamo stati sopravanzati dalla Liga spagnola e dalla Bundesliga. I numeri non mentono, durante i miei frequenti viaggi in Spagna ho apprezzato come la Liga si sia attrezzata in modo diverso. In Italia la Lega Calcio gestisce in modo corretto il campionato ma manca il pensiero strategico sull’evoluzione strategica, come hanno fatto altrove. La Premier ha un valore di diritti televisivi sul miliardo e 300 milioni. Noi ci fermiamo a poco oltre i 300 milioni, la metà rispetto alla Spagna. Servirebbe quindi una gestione più strategica, passi avanti sulla legge per gli stadi di proprietà, sulla lotta alla contraffazione e quindi al marketing e merchandising. Il nostro, ad oggi, è il campionato più bello, inoltre. Il Napoli, La Juve, l’Inter, la Roma e la Lazio si contendono i primi posti in modo emozionante, più che all’estero. Servono dunque quel bravi manager per vendere bene il calcio italiano all’estero”.

MADE IN ITALY La parola passa a Marotta: “Condivido le parole di Cairo, ad oggi il calcio è business e la competenza è importante. Auspico che le proprietà del calcio italiano vedano la figura del manager come importante nella struttura, con responsabilità e deleghe. Importante è anche il concetto della formazione per il campo. Per formare i tecnici prima che i giocatori. Per farlo non deve mancare un investimento in denaro che poi porterà poi dei vantaggi. Competenza, delega e formazione possono riportarci ai vertici in Europa”. Sul made in Italy aggiunge: “Io penso che siamo i migliori rispetto a quello che c’è in giro. Per esperienza alla Juve credo che lo zoccolo duro italiano sia fondamentale per il successo anche in campo, soprattutto in Italia. Ai giocatori stranieri è più difficile spiegare il valore di uno scudetto in Serie A con tutte le pressioni mediatiche e le difficoltà tattiche nei campi come Benevento e Crotone. Gli stranieri pensano che basti una passeggiata, ma negli ultimi anni non è stato così, quest’anno i fanalini di coda faticano di più”. Cairo aggiunge: “Dopo aver vinto subito il campionato in B dopo tre stagioni siamo retrocessi. All’inizio sbagliando pensavo a prendere solo giocatori di nome, dopo con l’avvento di Petrachi e di un tecnico come Ventura, grande insegnante di calcio, abbiamo puntato oculatamente su un mix tra giovani da lanciare e far crescere insieme a giocatori esperti. Faccio esempi di talenti come Belotti, Ogbonna, D’Ambrosio, Darmian e tanti altri, fino a Zappacosta. Abbiamo cambiato modo di fare calcio: negli ultimi anni abbiamo disputato delle buone stagioni, siamo approdati in Europa e venduto a cifre elevatissime diversi giocatori. Noi come Torino fatturavamo 40 milioni, ora siamo al doppio, anche grazie alle plusvalenze. Brava quindi anche la Juve ad aver alzato l’asticella in Italia anche grazie alla Champions. Da noi favole come quella del Leicester che vince lo scudetto non sono possibili. Ma il Leicester fattura 170 milioni, quasi quanto il Napoli senza plusvalenze. Competere con il calcio inglese, che ha un giro d’affari da 4 miliardi, è difficile. Ora serve lo scouting, giocatori giovani, bravi, e gli allenatori che li facciano crescere”.

DIRITTI D’IMMAGINE   Marotta parla di Dybala, che ha rotto con i suoi agenti, e con cui i bianconeri trattano per i diritti d’immagine: “Il profilo del giocatore moderno è cambiato radicalmente. Oggi il calciatore è più emancipato, padrone di quello che fa. E’ importante che ci sia serietà accanto a questi giocatori. Dybala ha quasi 24 anni, se penso a me stesso a quell’età ho fatto molti errori. Ora c’è un contenzioso con l’ex agente e magari il rendimento potrebbe rimetterci, noi ci siamo affiancati a lui per risolvere questo problema. E’ arrivato fa noi come talento, vorremmo diventasse un campione con personalità e leadership che può acquisire col tempo. Nel momento in cui arriva una prestazione normale i giornalisti passano da un 6 a una votazione di 4, avendoci abituati a grandi partite. Nel percorso di crescita servono errori per maturare”. Cairo prosegue: “Noi non abbiamo situazioni di dimensioni importanti come quella di Dybala. I diritti d’immagine sono importanti per i guadagni di un calciatore. Ormai i giocatori sono delle vere e proprie aziende. Queste situazioni possono inficiare sul loro rendimento. A calcio si gioca in undici e il giocatore importante se è troppo su se stesso può essere anche nocivo. E’ importante la squadra e la compattezza. Il campione dovrebbe essere amato dai compagni per alzare il livello. Belotti è un ragazzo eccezionale amato da tutti. Si è mantenuto coi piedi per terra. E’ umile anche se ha quella clausola da 100 milioni da portarsi sulle spalle. Serve che lui sia tranquillo, lui ha detto che non ci pensava nemmeno al momento della firma del rinnovo. Andata e ritorno lo scorso campionato ha fatto 13 gol ugualmente, con e senza clausola”. Poi conclude con un aneddoto: “Ero a cena con Florentino Perez che parlava dei rinnovi dei calciatori con clausole monstre. Io ho accennato di Belotti e non lo conosceva, ma ho parlato della clausola per blindarlo a  100 milioni. Lui, saputo della clausola, ha alzato le antenne. Se fosse stata a 20 milioni non lo avrebbe fatto”.

DIRITTI TELEVISIVI  Cairo apre il tema: “Se non fossimo in grado di crescere intorno ai 2 miliardi, l’opzione legata al canale della Lega potrebbe diventare attuale. Se non avessimo i valori giusti per il nostro calcio sarebbe giusto muoverci in prima linea per lanciare noi il prodotto”. Marotta prosegue: “I diritti televisivi sono delle risorse importanti che le società devono valorizzare al massimo. Sono delle voci predominanti del bilancio, fin troppo. Forse servirebbe incentivare lo stadio, quello reale, con spettacolo di alta qualità e strutture adeguate. Per un campionato di qualità servono squadre forti. In Italia negli ultimi 4 anni abbiamo investito quanto incassato dai diritti televisivi. Più è alto lo spettacolo in campo, più valgono i diritti”.

RIFORMA DEL CALCIOMERCATO  Marotta apre alla modifica del mercato: “Auspichiamo che il calciomercato chiuda il giorno prima dell’inizio del primo campionato in Europa. Si eviterebbero le chiamate dopo le prime giornate per gli scontenti. L’ideale sarebbe chiudere con la metà di agosto”. Cairo concorda: “Sono d’accordo a chiudere prima il mercato. Giocatori che giocano ma vogliono andare altrove sono dannosi. Il momento giusto per chiudere la sessione è prima dell’avvio del campionato. Gli allenatori avrebbero prima la rosa con cui lavorare. Ben vengano le date scelte dalla Premier, magari in Italia con una settimana in più per le trattative. Sulla questione dei mancati pagamenti sono dell’idea che senza tre mensilità un giocatore possa liberarsi dal club. Servirebbe però una presa di coscienza maggiore anche dei calciatori in tema di trasferimenti, a volte rifiutano ogni meta mettendo in difficoltà i club”. Sul tema dei giocatori Marotta provoca “Il ruolo del calciatore è fondamentale. Servirebbe modificare qualcosa per evitare ritorsioni in caso di retrocessioni. Ci sono i bonus, ma forse servirebbe inserire dei malus”.

 

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