Sandro Mazzola promuove Ventura: “Sacchi sbaglia, non mi piaceva nemmeno da allenatore. Pioli trionferà con l’Inter. E l’offerta per andare alla Juve…”

Sandro Mazzola promuove Ventura: “Sacchi sbaglia, non mi piaceva nemmeno da allenatore. Pioli trionferà con l’Inter. E l’offerta per andare alla Juve…”

Pasolini lo definì “…Più poeta di Rivera, ogni tanto interrompe la prosa, e inventa lì per lì due versi folgoranti”. Questo è Sandro Mazzola, al centro della filastrocca che tutti gli interisti conoscono a memoria: “Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Domenghini, Suárez, Corso”, la Grande Inter. Proprio Mazzola ha raccontato a GazzaMercato il suo punto di vista sull’Italia e sulla sua Inter.

Questa “Giovane Italia” vince ma convince?

“Siamo all’inizio di un nuovo ed interessante progetto e quindi è presto per fare bilanci. Mi è piaciuto molto l’approccio e il carattere che questi ragazzi hanno messo in campo, certo c’è ancora molto da lavorare ma la strada è quella giusta”.

Non sembra d’accordo invece Sacchi, detrattore della mentalità di Ventura.
“Non mi è mai piaciuto Sacchi neanche quando era allenatore, figuriamoci come opinionista…fossi in lui mi baserei sui numeri, in 7 partite Ventura ha portato a casa 5 vittorie e 2 pareggi e direi che per essere solo all’inizio il suo operato è inattaccabile. Ieri ha fatto esordire 5 prospetti interessanti, sta costruendo un’Italia giovane ma al tempo stesso solida. Credo che ad ora ci sia poco da lamentarsi”.

A un anno dal Mondiale chi vedrebbe come decisivi per la manovra azzurra?

“Credo che il gruppo sia fondamentale per raggiungere qualsiasi traguardo. Verratti su tutti è e risulterà il più importante nella nostra Nazionale. Ha qualità importanti che possono servire sia in fase difensiva che offensiva. E’ un momento positivo per il calcio italiano a mio modo di vedere, ci sono dei giovani interessanti che si stanno mettendo in mostra anche con le maglie di club blasonati, come ad esempio Gagliardini all’Inter e tanti altri. Ventura dovrà continuare a scovare ragazzi talentuosi e a provarli fino a trovare la quadratura del cerchio. Siamo un cantiere aperto”.

Trova qualche sinergia con gli irriducibili azzurri di Messico ’70?

“Sicuramente, durante le qualificazioni anche noi non godevamo di grande fiducia da parte della stampa e del tifo. Prima della partenza per il Messico, nonostante venissimo dalla vittoria dell’Europeo del ’68, ci davano per spacciati e invece arrivammo secondi. Anche la squadra di Ventura viene ritenuta troppo sperimentale, ma credo che invece potrà darci grandi soddisfazioni. Ha il giusto connubio tra gioventù ed esperienza. Abbiamo prospetti molto validi che in giro sono rari da trovare e l’allenatore saprà valorizzarli al meglio, ha solo bisogno di tempo e fiducia”.
Un po’ come Pioli all’Inter?

“Mettiamo il coltello nella piaga (ride, ndr)? A me Pioli piace molto, anche lui merita fiducia e soprattutto va fatto lavorare con continuità. E’ arrivato a stagione in corso e nonostante ciò ha dato segnali più che incoraggianti. Ha delle idee innovative e intelligenti, sa gestire il gruppo e motivarlo in modo produttivo”.

Il terzo posto è un’utopia?

“Con l’Inter non si sa mai. Quando le cose sono impossibili riesce a farle, è quando sono semplici che hanno timore e perdono!”.

Crede che sia lui l’uomo giusto per un ciclo vincente?

“Pioli ha la personalità giusta per vincere. Non fa trasparire il suo spessore all’esterno ma con il gruppo so per certo, avendo parlando con persone a lui vicine, che tiene alta la concentrazione e sa gestire qualsiasi tipo di situazione. Ha carattere e qualità, queste sono caratteristiche rare da trovare in giro. Lui è l’uomo giusto per riportare l’Inter a trionfare. La squadra, per essere competitiva ad ogni livello, ha solo bisogno di mantenere i pezzi pregiati e acquisire qualcuno nei punti giusti, a parte il solito Verratti, ci sono talenti italiani interessanti da comprare senza spendere esageratamente”.

Se fosse ancora D.S. dei nerazzurri chi acquisterebbe senza sborsare cifre astronomiche?

“Eh si…figurati se te lo dico! Altrimenti ce li ciulano gli altri (ride, ndr)! Comunque bisogna mantenere la linea italiana!”.

Da D.S. il suo acquisto più importante è stato Ronaldo, un aneddoto legato al “Fenomeno”?

“Ronnie era la fine del mondo. Prima di acquisirlo su di lui c’era moltissima diffidenza, in pochi credevano che in Italia sarebbe riuscito a fare la differenza tanto quanto era riuscito a fare in altri campionati. Nei primi mesi dette già modo a tutti di ricredersi, aveva solo il limite di passare poco la palla e io glielo facevo notare. A questa mio osservazione lui rispose degnamente quando nel 1998 segnò un gol decisivo per il passaggio del turno in Coppa Uefa. Fu incredibile, partì da metà campo dribblando tutti, compreso il portiere, ma prima di mettere in rete si girò per guardarmi poi mi corse incontro ridendo e urlando: “Allora Direttore adesso che mi dici?” Un vero fenomeno, non ho mai più visto un calciatore così devastante!”.

Perchè si interruppe il rapporto con Massimo Moratti?

“Non ho mai capito nemmeno io il perchè ma rimasi molto colpito. Negli anni mi ero accorto che Moggi era diventato un suo consigliere facendogli credere ogni anno che sarebbe venuto all’Inter, ma non credo che questo sia stato decisivo per la nostra separazione. In realtà Moggi non ha mai voluto il bene dell’Inter, è sempre stato un grande manovratore”.

E da giocatore ha mai pensato di lasciare l’Inter?

“Ci andai vicino più volte, mi cercarono la Roma, la Fiorentina…ma non ho mai ceduto perchè tenevo all’Inter. Capitò anche che mi volesse la Juventus era il 1967 (ride, ndr). In base a una nuova disposizione della Federazione ogni anno scadevano i contratti. Era maggio e io stavo uscendo dall’allenamento ad Appaino Gentile. Mi avvicinai alla mia macchina e mi accorsi che di fianco ce ne era un’altra targata Torino. Da questa scese un autista, era la prima volta che vedevo una macchina col telefono. Mi passò l’Avvocato Agnelli, che mi diede appuntamento per una colazione a Villar Perosa. Dopo avermi parlato di mio padre e del “Grande Torino”, visto che a fine anno sarei stato svincolato, mi offrì un’agenzia Sai, una concessionaria Fiat e il doppio dell’ingaggio per trasferirmi alla Juve. Mi tremavano le gambe. Chiesi un giorno di tempo”.

Un cuore granata in bianconero?!

“Infatti tornai a casa e mia madre, vedendomi sconvolto, volle sapere cosa fosse successo. Le raccontai il tutto e, dopo un attimo di silenzio, incrociò il mio sguardo e disse: “To papà se rivolta ne la tomba! El fioeu del capitan del Toro giuga ne la Juventus! Rifiuta!” Sarebbe stato un affronto e infatti rifiutai”.

Perchè il figlio del grande Valentino Mazzola non è diventato bandiera del Toro?

“Il Torino si era dimenticato di tutti gli eredi delle vittime di Superga. Io, mia madre e mio fratello tornammo a vivere a Cassano D’Adda. Un giorno sentimmo che alla sera ci sarebbe stata l’inaugurazione di un Inter Club in zona e che a questa avrebbe presenziato Benito Lorenzi. “Veleno”, come veniva soprannominato, sapendo che in zona abitavano i figli del grande Valentino Mazzola volle conoscerli a tutti i costi. Lui adorava mio padre perchè grazie alla sua intercessione con l’allenatore, Luigi Ferrero, era riuscito ad esordire in Nazionale nel 1949 in quella che fu l’ultima presenza in azzurro di Valentino Mazzola. Inoltre era molto religioso e pensava che, facendo del bene ai figli del grande capitano, lui, dal cielo, gli facesse vincere gli scudetti. E così prese per mano me e mio fratello e ci portò settimanalmente in panchina a vedere l’Inter con tanto di completo ufficiale. A fine partita Lorenzi, quando arrivava il presidente Masseroni, faceva dare anche a noi le 30 mila lire di premio partita se vincevano e 15 mila se pareggiavano”.

Da lì diventò nerazzurro?

“Eh sì! Lorenzi mi prometteva quotidianamente che mi avrebbe portato in prova con le giovanili, ma puntualmente se ne dimenticava. Ci pensò il mio patrigno, mi portò lui al campo da Giovanni Ferrari, due volte campione del mondo e allenatore dei ragazzi dell’Inter, per convincerlo a farmi un provino. Per non condizionarlo non disse al mister come mi chiamavo. Il test fu un successo, decise di prendermi e disse: “Come si chiama il ragazzo?” e il mio patrigno rispose: “Mazzola…” Ferrari rimase scioccato, da quel giorno mi insegnò tutto ciò che un giovane calciatore deve sapere permettendomi così di esordire nell’Inter nel 1961”.

E il Torino non si è mai fatto avanti?

“C’è stato anche il Toro… Avevo 18 anni e, nonostante tutti mi dicessero che ero molto bravo, non riuscivo a debuttare nell’Inter. Questo mi provocava grande dolore. All’epoca, quando a 14 anni firmavi il cartellino a vita con le società, ci voleva il benestare di entrambi i genitori per diventare professionista. Il mio patrigno firmò con la condizione scritta che io a 18 anni fossi libero di cambiare club qualora volessi. Infatti un giorno mi disse: “Così non va bene. Vado da Novo (presidente del Torino, ndr) a proporti”. Io ero spesso a casa di Ferruccio Novo a giocare con la moglie, ero il figlio che non avevano. Ma, quando il mio patrigno si presentò alla sede dei granata, non lo ricevettero in quanto pensavano che fosse venuto a riscuotere gli arretrati degli stipendi che dovevano a mio padre. Lui però non si arrese, e si nascose dietro una delle maestose colonne di Via Roma aspettando l’uscita di Novo dalla sede per placcarlo. Così fece, ma il presidente non mi volle tesserare. 15 giorni dopo, miracolosamente, esordii con la maglia dell’Inter (ride, ndr)”.

Il Torino può tornare “Grande”?

“Certamente, stanno lavorando molto bene e il presidente ha grandi capacità. I tifosi sono tra i migliori d’Italia e tutte le domeniche danno un grandissimo supporto alla squadra e questo aiuta moltissimo i giocatori, inoltre hanno Mihajlović che è molto bravo e intelligente. Spero vogliano investire in questo allenatore tenendolo per molto tempo. Non si deve cedere i pezzi grossi come Belotti ma continuare a edificare su quello che c’è già, solo così potranno presto tornare in Europa”.
Le manca più il Pallone d’Oro o il Mondiale nel suo Palmares?

“Indubbiamente il Mondiale. Quando nel 1970 perdemmo quella finale fu una grande delusione per tutti. Per un’ora giocammo anche meglio del Brasile, poi le condizioni climatiche fecero la differenza. Certo erano fortissimi ma con un clima diverso avremmo vinto sicuramente. Poi la “Partita del Secolo” ci provò, giocare i supplementari di una semifinale Mondiale a quell’altitudine costò cara a molti. C’erano dei miei compagni che non respiravano, c’era chi non camminava, chi vomitava e chi urinava sangue. Fu un’esperienza toccante. Non avevamo neanche l’esperienza medica per affrontare una situazione del genere”.

Anche il clima negli spogliatoi non era il massimo…

“Io e Rivera potevamo coesistere anche perchè la stessa Germania giocava con giocatori con le nostre stesse caratteristiche. Valcareggi avrebbe dovuto organizzare la squadra in un modo diverso. Poi sul rapporto tra me e Gianni si è molto romanzato negli anni anche perchè, per i tifosi di Inter e Milan, era impensabile che io e lui fossimo amici. Molti di loro ci scoraggiavano anche pubblicamente ad esserlo. In realtà c’era grande stima, infatti nel 1968 fondammo l’Associazione Italiana Calciatori per tutelare i nostri colleghi che all’epoca venivano ingiustamente licenziati dai presidenti e lasciati senza una lira”.

Al di là della presenza, che è tutto, cosa le è mancato di più di suo padre negli anni?

“I suoi insegnamenti, la sua morale e la sua grandezza. Ad esempio, nonostante lui avesse piacere che giocassi a pallone, non amava che lo facessi in strada e, pur guardandomi di nascosto dalla finestra, dopo un po’ scendeva in strada e mi redarguiva per paura che mi potessi fare male. Oggi ho un nipote di 6 anni che gioca a calcio e ha grandi doti, fa le stesse cose che facevo io. Ogni tanto lo vado a scrutare senza farmi vedere per non metterlo in soggezione, lui ogni volta che segna mi cerca con lo sguardo e mi becca sempre!”.

Come si chiama?

“Valentino… (ride, ndr)”.

2 commenti

2 commenti

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  1. frank44faust_864 - 5 mesi fa

    Certo che Sacchi non ti piaceva, vi faceva piangere voi dell’Inter!!

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  2. pietroilbiondo - 5 mesi fa

    grande mazzola e buuuu ad arrigo sacchi che e’ arrivato in finale solo grazie ad un certo sig. baggio èerche’ del suo gioco totale non si e’ accorto nessuno….
    e forse neanche lui…………..

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