La storia di Cheick Diabaté: dalla sofferenza al primo gol in Serie A con il Benevento

La storia di Cheick Diabaté: dalla sofferenza al primo gol in Serie A con il Benevento

L’uomo che ha regalato la terza vittoria al Benevento ha una storia fatta di sofferenza e rivincite

di Antonio Servidio, @AntoServidio94

Quell’attaccante di 194 centimetri deve averci preso gusto a mettere i bastoni fra le ruote al destino. Il destino che ha voluto che perdesse sua madre a soli 13 anni, un suo amico in un incidente e che gli ha fatto assistere alla morte del fratello e del padre a causa di un brutto male, stava per giocargli un altro brutto scherzo: all’Osmalinspor, sua ultima squadra, Diabaté proprio non riusciva a trovare spazio. Chissà se il presidente Vigorito avrà letto la sua storia prima di acquistarlo a gennaio, ma di sicuro il primo maliano a vestire la maglia del Benevento è uno che non si piega alle avversità e farà di tutto per riscrivere ancora una volta il destino, provando a salvare i sanniti. Lo ha dimostrato molto bene ieri, quando al 78esimo minuto di Benevento-Crotone è entrato in campo al posto di Djuricic sul risultato di 2-2. Gli sono bastati 12 minuti per far capire a tutti chi è Cheick Diabaté, uno che seppur coi movimenti sgraziati in area di rigore c’è sempre. Ancora dubbi?Chiedere conferma al Bordeaux con cui ha segnato 66 gol e vinto una Coppa di Francia.

I media transalpini ne hanno elogiato a lungo la storia personale, definendolo “un calciatore con una storia che merita rispetto” o più semplicemente “un calciatore filosofo”. Sì perchè agli esperti francesi, quell’attaccante sgraziato e per nulla tecnico proprio non piaceva. In un’intervista a Le Parisien però Diabaté ha sorpreso tutti: “Mi attaccano? Beh, ho affrontato una vita di sofferenze e credo che portare odio sia inutile, io mi sento fortunato”, parole che hanno subito sorpreso tutti e hanno fatto capire lo “spessore” del maliano.

Ora però, il “gigante buono” ha un’ altra battaglia da vincere, quella che vorrebbe il Benevento rassegnato alla retrocessione, gli sono bastati 12 minuti per far capire a tutti, ancora una volta, che non si piegherà. I tifosi che molto spesso hanno “adottato” le squadre più sfortunate, hanno un motivo in più per tifare Benevento e provare a riscrivere la storia.

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