Mondiali, la Russia elimina la Spagna ai rigori: Akinfeev eroe del Luzhniki. Jasin approverebbe

Mondiali, la Russia elimina la Spagna ai rigori: Akinfeev eroe del Luzhniki. Jasin approverebbe

Il portiere e capitano della Russia è il grande protagonista della serata

di Oscar Maresca

La Russia è ai quarti del Mondiale. Spagna a casa. E Igor Akinfeev si è preso finalmente la sua rivincita. Da carnefice a eroe, metamorfosi fortunatamente riuscita per il portiere capitano della Russia. Prima il Messico, oggi la Spagna. Sempre in Russia ma competizioni diverse. Era il 24 giugno 2017, si giocava a Kazan, e la Nazionale di Cercesov provava ad agguantare il passaggio del girone in Confederations Cup. In campo l’avversario era il Messico: la partita finì 2-1 e un errore di Akinfeev condannò i suoi all’eliminazione. Poco male. Anche se la sconfitta brucia. La vera prova, però, sono i Mondiali. Ed eccoci arrivati. Poco più di un anno dopo è lo stesso Akinfeev a regalare un’impresa storica alla Russia, parando due penalty nella lotteria dei rigori contro la temibile Spagna agli ottavi di finale. Incubo prima di Koke e poi di Iago Aspas. Cancellato l’errore di 372 giorni fa, il capitano trascina la Nazionale di casa ai quarti di finale. Sogno avverato, che passa dalle mani e dai piedi – col sinistro ha respito l’ultimo rigore spagnolo –  di Akinfeev. Eroe del Luzhnik. Lo storico stadio di questa gara, della finale e non solo…

FRA GIOIE E DOLORI Una carriera a difendere la porta del CSKA. Akinfeev ha debuttato all’età di 17 anni in prima squadra, dopo aver completato la trafila delle giovanili, e con la stessa maglia e gli stessi guantoni ha vissuto 15 anni intensi fra gioie e dolori. Sei campionati di Russia, sei Coppe e sei Supercoppe vinte. Anche una Coppa Uefa in bacheca. Tutti trofei conquistati dalla squadra di Mosca con Akinfeev fra i pali. Nella capitale russa il portiere è una bandiera. Ma in una carriera fra i professionisti così lunga è impensabile che non si annoverino anche alcuni errori. Come il record beffardo in Champions League di 45 partite consecutive con almeno un gol subito. Primato negativo durato fino allo scorso novembre, quando Akinfeev ha finalmente concluso una partita europea con la porta inviolata. Oppure lo sfortunato episodio nella partita d’esordio della Russia ai Mondiali del 2014, contro la Corea del Sud, quando con una sua papera Akinfeev segnò il percorso della Selezione sovietica, che dovette poi arrendersi alla fase a gironi. Ma stavolta è un’altra storia. Era infatti dai tempi dell’URSS, che la Nazionale non accedeva alla fase a eliminazione diretta di un Mondiale. In quell’URSS dove a difendere la porta c’era Jasin, unico portiere nella storia ad aver vinto il pallone d’oro. Una carriera sempre nello stesso club, sia Jasin che Akinfeev. Il primo nella Dinamo, il secondo nel CSKA. Entrambi con Mosca come casa. L’attuale capitano della Russia è stato spesso paragonato, soprattutto da giovane, al grande Ragno nero (soprannome di Jasin). Ma le leggende meglio non scomodarle. Di certo, ora, Akinfeev potrà essere ricordato come l’eroe del Luzhniki. Colui che con due rigori parati ha portato agli ottavi di finale del Mondiale la grande Russia. Appellativo di tutto rispetto, che con la mente fa viaggiare. Tutti, pure Akinfeev. E arriva fino al 15 luglio, giorno della finale, proprio allo stadio Luzhniki. Un sogno, lontano ma non troppo. Da provare a vivere in quello che è stato l’impianto simbolo dello sport nell’URSS. Akinfeev già si sfrega i guantoni. Jasin approverebbe.

 

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