Da Riva a Florenzi, quando i “no” cambiano il mercato

Da Riva a Florenzi, quando i “no” cambiano il mercato

Il primo fu Gigi Riva, poi altri esempi di calciatori che hanno detto “no” a un trasferimento

di Antonio Servidio, @AntoServidio94

Se per CR7 scegliere la Juventus è stato facile, per tanti altri lasciare i colori che sentono ormai loro non è possibile. Esempio lampante di questa sessione di mercato sono stati i “no” pronunciati da Griezmann al Barcellona e di Florenzi a chi lo vedeva, bagagli in mano, già sull’uscio della porta di Trigoria in direzione Inter.

I “NO” DELLE BANDIERE Florenzi, che rinnoverà con la Roma guadagnando una cifra inferiore rispetto a quelle offerte da altri club, è in buona compagnia. Nel 2002 per Totti si è mosso Florentino Perez che lo voleva a tutti i costi al Real, la sua fantasia lo rese anche tra i più apprezzati dall’ex presidente del Milan Berlusconi, lui rifiutò le destinazioni per l’amore per i giallorossi. Stesso discorso vale per l’attuale capitano della Roma Daniele De Rossi: “Il mio unico rimpianto? Poter donare una sola carriera a questi colori” queste le parole in un’intervista di De Rossi che ha resistito alle sirene americane diventando un punto fermo della Roma di Di Francesco. L'”effetto Roma” aveva contagiato anche Nainggolan che più volte ha detto no alla Juventus prima di essere sacrificato sull’altare del Fair Play e della logica di ringiovanimento della rosa ed andare all’Inter. Juventus che si è sentita dire il primo no da Gigi Riva: l’accordo tra le società era totale, ma “Rombo di tuono” volle diventare una bandiera del Cagliari. Un altro “no” clamoroso alla Juventus è arrivato da Totò Di Natale, il folletto napoletano ha più volte rifiutato la corte dei bianconeri per restare sì in bianconero, ma con la maglia dell’Udinese. Uno che invece continuerà a indossare la fascia di capitano del Napoli è Marek Hamsik. Per lui il Milan e la Juve si erano mosse, prima del no per amore del Napoli.

I “NON ANCORA” C’è chi dice no e chi dice semplicemente “non ancora”. È questo il caso di Simone Verdi che a gennaio ha detto un “non ancora” al Napoli per terminare la stagione in rossoblù, il trasferimento si è poi concluso in estate. Chi invece non si è sentito pronto per il salto di qualità è stato Mimmo Berardi: diversi i “no” pronunciati dal talento calabrese alle big che si erano messe sulle sue tracce, quest’anno con l’interesse di Di Fra potrebbe essere la volta buona di vederlo in un top club.

I “NO” ALLA CINA Il dilemma che molti grandi calciatori si sono trovati ad affrontare è stato dover scegliere tra un corposo aumento di stipendio da barattare con una minor competitività del campionato. È il caso di tutti quei campionati definiti “minori”, Cina e America su tutte, patria di calciatori che si trasferiscono in questi club per giocare gli ultimi anni di carriera. Diversi sono però i “no” che i direttori di queste società si sono sentiti pronunciare: tra questi c’è Kalinic, che a gennaio era stato cercato dal Tianjin di Cannavaro; poi c’è Ibra che ha rifiutato “100 milioni” dalla Cina per trasferirsi ai Los Angeles Galaxy; poi Lewa che ha detto no “a 40 milioni all’anno”, Cassano, Rooney e tanti altri. La loro motivazione? “I soldi non sono tutto, conta il progetto”.

Che si faccia per amore del proprio club o per continuare a giocare ad alti livelli i “no” del mercato permettono di riscoprire il lato romantico del calcio e riconciliano il tifo coi propri beniamini.

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