Addio “Asto”, difensore gentiluomo

Addio “Asto”, difensore gentiluomo

Il ragazzo è tragicamente venuto a mancare nella notte tra Sabato 3/3 e Domenica 4/3

di Alex Pinna

E’ una giornata drammatica per il calcio italiano. A soli 31 anni, Davide Astori è venuto a mancare nella notte tra sabato 3 Marzo e Domenica 4 Marzo nell’albergo che stava ospitando la Fiorentina prima della gara contro l’Udinese. Un arresto cardiocircolatorio dovuto a cause naturali, secondo le prime valutazioni, la causa della tragica e improvvisa scomparsa.

Ovunque abbia giocato, qualsiasi maglia abbia vestito, Davide ha sempre raccolto non solo enorme stima per le sue qualità calcistiche, ma soprattutto enorme affetto per i suoi meravigliosi valori umani. Tanti aggettivi sono stati spesi per elogiarne pregi e virtù, ma probabilmente quello che calza meglio di tutti è “gentiluomo”. Una parola ormai molto poco comune nel panorama calcistico odierno, in cui spesso e volentieri si vuole esaltare più la caratura tecnica anziché quella morale. Compostezza ed eleganza hanno contraddistinto la carriera di questo ragazzo nato in provincia di Bergamo, ma che ha trovato la sua prima consacrazione nella calda, passionale terra sarda. Con la maglia del Cagliari, 6 stagioni dal 2008 al 2014, 6 anni in cui Davide non solo porta avanti un importante percorso di maturazione personale lontano da casa, ma si consolida tra i prospetti più interessanti del nostro calcio. Sono i primi grandi passi della sua carriera, passi che lo porteranno anche a vestire in 14 occasioni la tanto ambita casacca della Nazionale.

Il suo primo gol in Serie A lo realizza, guarda caso, contro la Fiorentina nella stagione 2009-2010. E il destino ha voluto che proprio della Fiorentina, 5 anni dopo, Astori diventasse uno dei profili più importanti e amati dal pubblico. All’inizio di questa stagione, dopo due anni di enorme impegno e dedizione, viene vestito della fascia di capitano. Un momento che Davide vivrà come enorme motivo d’orgoglio e responsabilità nei confronti di quella squadra e quella città a cui ha sempre mostrato profondo rispetto e legame, un momento che segna probabilmente l’apice del suo percorso calcistico: doveva essere lui la colonna portante, il punto di riferimento del nuovo corso in casa Fiorentina.

Ma il destino a volte, purtroppo, prende la piega più inaspettata e peggiore. Quanto accaduto stanotte è straziante e incomprensibile, lascia profondo strazio nell’animo di chiunque l’abbia incontrato, di chiunque ne abbia condiviso sfide e rivalità. Soprattutto, lascia un profondo vuoto di valori, sensibilità ed educazione, virtù che Davide non hai mancato di mostrare con orgoglio, vanto e fierezza.

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