Inter, Vecino ancora decisivo: alle origini della “garra charrùa” che lo rende protagonista negli ultimi minuti

Inter, Vecino ancora decisivo: alle origini della “garra charrùa” che lo rende protagonista negli ultimi minuti

Il colpo di testa del numero 8 ha regalato all’Inter la prima vittoria in Champions al ritorno dopo 6 anni

di Antonio Servidio, @AntoServidio94

La nuova Champions League è partita dagli uruguaiani: non tanto dai più attesi Cavani e Suarez rimasti entrambi a secco quanto piuttosto dai gol di Gimenez e Vecino. Il difensore ha regalato i tre punti al “Cholo” Simeone contro il Monaco, il centrocampista ha segnato il suo quarto gol in nerazzurro regalando a Spalletti una vittoria insperata contro il Tottenham.

LA “ZONA” VECINO- Non è un centrocampista da gol ma da corsa, eppure dei 4 gol segnati da quando l’estate scorsa ha indossato la maglia nerazzurra, 3 hanno portato punti e 2 di questi sono stati fondamentali: il primo è arrivato a maggio e ha deciso la sfida contro la Lazio consentendo all’Inter di tornare in Champions, con l’ultimo messo a segno ieri ha completato l’opera regalando ai nerazzurri la vittoria nella serata del ritorno nella competizione europea per club più ambita. Osservando il periodo temporale della partita in cui Vecino colpisce si può notare come sia davvero l’ultimo a mollare: 87′, 86′,82′ e 92′. Quando nessuno ci spera più arriva l’uruguaiano che grazie alla “garra” che lo contraddistingue trova spesso la deviazione decisiva.

LA “GARRA CHARRÙA”- Molto spesso si sente accostare questo aggettivo ai calciatori uruguaini. Ma da dove proviene il termine “charrùa”? Il popolo charrùa -come si evince dal libro Bullet Hispanique di Gustavo San Romàn-  abitava in Uruguay nel 1800 e che si oppose con tenacia ai coloni. Tuttavia, come scrive San Romàn, questo popolo fu vittima di genocidio nel 1831 per mano del presidente uruguaiano Fructuoso Rivera e da allora il popolo “charrùa” viene ricordato come fiero e coraggioso. Da qui la “garra charrùa” propria degli uruguaiani che non mollano mai, che ci credono fino all’ultimo, che hanno una marcia in più.

Il “mate” Vecino è stato forgiato nello spirito anche dalla tragedia che gli ha portato via il padre quando aveva solo 14 anni per via di un incidente stradale. Come riporta El Observador appena arrivato all’Inter ha guardato la madre e le ha chiesto:”Cosa direbbe papà nel vedermi qui?”. Si è messo in mostra nel Mondiale Sub-20 con la “Celeste” ed è arrivato in Italia nel 2013, alla Fiorentina, passando poi per le esperienze formanti a Cagliari e a Empoli con Sarri, prima di approdare alla corte di Spalletti per il definitivo salto. Da ieri impazza sui social il suo slogan “la prende Vecino” dopo aver riportato l’Inter in Champions, le ha regalato anche i primi tre punti, all’ultimo sospiro quando nessuno ci crede più arriva la “garra charrùa” a rendere sempre più strana e bella questa “pazza” Inter.

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